Atlante di Torino


 
 
   

Vie e luoghi della vecchia Torino che non ci sono più,

o hanno cambiato nome, ma non sono stati dimenticati.


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image-1image-1Via dei Quartieri
E' una delle poche strade della città vecchia ad aver mantenuto il suo nome nel corso degli anni. Prese il nome dai quartieri militari ubicati nelle isole di San Celso e San Daniele (numerati 3 e 2 sulla mappa del 1724).






image-1image-1VIA E LARGO QUATTRO MARZO
Nel 1886, per realizzare la diagonale che da piazza San Giovanni porta in via Milano, in corrispondenza di via Corte d'Appello, fu demolita una delle parti più antiche della città. Sparirono così la contrada del Cappel d'Oro, parte della contrada delle Quattro Pietre, la piazzetta della Corona Grossa e parte delle contrade dei Pellicciai e dei Pasticceri.

image-1image-1CONTRADA DELLE QUATTRO PIETRE
Era una delle più antiche. Andava dalla piazzetta della Corona Grossa alla contrada delle Beccherie. Corrisponde al tratto di via Porta Palatina dall'incrocio con la via Quattro Marzo alla piazza Cesare Augusto. Il suo nome derivava dalle quattro lastre di pietra che formavano i ponticelli sopra i fossi ed i rigagnoli che anticamente correvano al centro di molte contrade cittadine.
Con l'incanalamento sotterraneo di questi corsi d'acqua pietre e ponticelli sparirono, ma il nome rimase.
Gli sventramenti per l'apertura della via Quattro Marzo del 1886 e la sistemazione della piazza Cesare Augusto mutarono radicalmente la zona.

image-1PIAZZA E CORSO DEL RE
Dalla piazza del Re (attuale piazza Carlo Felice) nel 1814 fu aperto verso il Po un viale denominato viale dei Platani ed in seguito corso del Re. Dopo la costruzione nel 1840 del ponte in ferro (ponte Maria Teresa) il corso fu fatto proseguire oltre il Po (l'attuale corso Fiume). Dalla parte opposta il corso era chiuso dalla piazza d'armi (la seconda dopo la piazza San Carlo). Quando la piazza d'armi fu spostata più ad ovest il corso, rinominato Vittorio Emanuele II, proseguì fino all'incrocio con il corso Re Umberto I, fiancheggiato da ambo i lati da case con portici e poi oltre con i portici solo sul lato nord mentre il lato sud restava vincolato a palazzine e giardini. Per lunghi anni il corso era chiuso dalla fabbrica di birra Boringhieri finché, abbattuto questo ostacolo e creata la piazza Adriano, il corso poté proseguire rettilineo fino ad innestarsi nel corso Francia.


image-1PIAZZETTA REALE
Venne aperta nel 1660 con l'abbattimento dei due stretti e lunghi isolati che la occupavano in parte fino allo sbocco dell'attuale via Palazzo di Città, allora ancora chiusa. In uno di questi due isolati si trovava la fonderia dei cannoni e l'Arsenale. Nel 1668 a fianco del palazzo Chiablese c’era il gioco del pallone voluto da Carlo Emanuele II come divertimento di corte. Distrutti i due isolati sul luogo ove ora è la cancellata in ferro fu eretto un padiglione ottagonle con due gallerie laterali che servivano da antiporta al palazzo. Nel 1801, durante l'occupazione francese, questo padiglione fu abbattuto insieme alla galleria che congiungeva il Palazzo Reale a Palazzo Madama. La cancellata in ferro fuso opera del Palagi fu fatta erigere da Carlo Alberto nel 1842. Le due statue equestri raffiguranti i Dioscuri sono opera dello scultore Sangiorgio.

Su una parte dell'area ove ora sorge Palazzo Reale, in epoca medioevale, fra le mura che dalla Porta Palatina fino al castello cintavano l'abitato, c'era il palazzo del vescovo. Quando Emanuele Filiberto decise di stabilire la capitale a Torino nel 1562 si stabilì nel palazzo vescovile, ma rimaneggiando questo antico edificio, diede inizio alla costruzione del primo palazzo ducale chiamato prima palazzo di San Giovanni per la sua vicinanza al Duomo e poi palazzo Vecchio.

image-1La ricostruzione di cui si occupò anche il Vittozzi proseguì sotto Carlo Emanuele I, Vittorio Amedeo I e Madama Reale prolungò la struttura dalla parte della cattedrale ornandola di grandi giardini.
Per guerre ed incendi il fabbricato era molto rovinato e nel 1646 si diede inizio alla costruzione di un nuovo palazzo denominato Grande, cioè l'attuale palazzo Reale.

La piazzetta reale è limitata ad ovest dal palazzo Chiablese eretto tra il 1736 ed il 1740 su progetto dell'architetto Benedetto Alfieri, forse su un'area prima occupata dal palazzo d'Este e da una villa Langosco che sarebbero poi state ottenute con permute da Carlo Emanuele I.
L'ala del Palazzo Reale che chiude la piazzetta ad est comprende al terreno i locali della Biblioteca Reale ed al primo piano l'Armeria Reale su disegni dell'architetto Benedetto Alfieri e con soffitti affrescati dal Beaumont.
Durante l'occupazione napoleonica la piazzetta prese il nome di Avant-Cour Imperial.

image-1RUE DE LA RÉGIE
Così fu chiamata durante l'occupazione francese la contrada delle Gabelle, cioè il tratto dell'attuale via Carlo Alberto tra la via Cesare Battisti e la via Po.

 

 

 

 

 

 

image-1CORSO REGINA MARGHERITA
In principio del 1800 il corso si divideva in due tronchi uno detto strada di Santa Barbara, aperto nel 1818 prima dalla piazza Emanuele Filiberto fino al rondò del Regio Parco e successivamente fino al Po, l'altro chiamato strada di San Massimo, aperto nel 1822 prima dalla piazza Emanuele Filiberto al rondò di Valdocco e successivamente fino al Martinetto ed oltre.


image-1image-1La strada di Santa Barbara aveva preso il nome da una fontana detta di Santa Barbara che sgorgava vicino ad un'antichissima chiesa dedicata a quella santa e che sorgeva al fondo del vicolo di San Giobbe. Nel 1827 dove c'era la fontana si scavò un pozzo profondo dodici metri e largo tre sul quale si costrul una torre alta circa tredici metri che inviò l'acqua che alimentava la fontana del Palazzo di Città, lontano cinquecentodue metri. Altri getti servivano per le necessità della piazza Emanuele Filiberto. La fontana era dove successivamente venne aperta la Caserma dei Vigili del Fuoco, successivamente dismessa.

PLACE DE LA REUNION
Piazza Castello venne chiamata anche in questo modo durante l'occupazione francese.

image-1image-1CORSO REGIO PARCO
Si chiamava un tempo strada del Regio Parco e conduceva - non come adesso al Cimitero Generale ed alla zona ora fittamente abitata della borgata del Regio Parco - ma ad un vero e proprio parco.
Il Regio Parco nacque per volere di Emanuele Filiberto come una vasta tenuta agricola modello.
In un secondo tempo in fondo al parco stesso fu eretto un sontuoso palazzo arricchito di quattro torri e cupole circondato da ameni giardini e denominato il Viboccone.
image-1image-1La costruzione di questo palazzo venne variamente attribuita al Palladio, al Croce e ad altro sconosciuto architetto. Tutto questo meraviglioso complesso fu totalmente distrutto durante l'assedio e la battaglia di Torino del 1706.
Nel 1768 l'architetto G. B. Ferroggio progettò la costruzione della fabbrica per la manifattura dei tabacchi destinata a sorgere sulle rovine dell'antico palazzo del Regio Parco. I terreni della tenuta furono adibiti alla coltivazione del tabacco. Inizialmente la coltivazione e lavorazione dei tabacchi furono date in concessione a un certo Jacob Moreno, ebreo palestinese. Venne poi assunta direttamente dallo stato che nel 1868 affidò l'esercizio del monopolio alla Società delle Regie Cointeressate. Un altro stabilimento per la lavorazione delle foglie di tabacco era nella contrada della Zecca (via Verdi d'oggi). Una vasta area del Regio Parco fu adibita nel 1827 a Cimitero Generale ed a poco a poco tutta la vasta tenuta venne destinata alla costruzione di abitazioni. Unica memoria del palazzo e delle sue meraviglie è qualche frammento di colonna sul piazzale antistante la Manifattura Tabacchi.

image-1CONTRADA DEI RIPARI
Corrisponde all'odierna via Plana.

 

 

 

image-1image-1image-1GIARDINO DEI RIPARI
Il Giardino dei Ripari fu iniziato nel 1835 e terminato entro pochi anni.
Derivò il nome dall'essere stato sistemato ove erano gli antichi bastioni o ripari della cinta della città.
I francesi fra il 1802 ed il 1814 avevano atterrato le porte e spianato tutti i bastioni ad eccezione di quelli denominati Verde e di Mezzogiorno. Il Giardino comprendeva tanto l'Aiuola Balbo quanto la piazza Cavour attuali così sistemate nel 1871. Nel Gardino oltre ai monumenti a Cesare Balbo, Eusebio Bava e Daniele Manin sorgeva un edificio circolare dell'architetto Panizza detto La Rotonda, in cui trovava posto, oltre allo studio fotografico del Le Lieure, un frequentatissimo caffè ove si davano apprezzati concerti musicali. Il giardino venne riconvertito nel 1872.

image-1STRADALE O STRADA DI RIVOLI
Si denominò in vari modi: strada di Savoia, strada Provinciale (o Nazionale) di Susa, strada di Francia e da ultimo corso Francia.

 

 



image-1image-1CONTRADA DELLA ROCCA
Contrada aperta nel 1825. Era una delle poche che non procedeva in linea retta, ma leggermente in diagonale. Derivò il nome, come la zona circostante, da un piccolo fortilizio o rocca con torre che ivi esistette a difesa ed avvistamento dalla parte del Po. Il castelluccio era circondato da fossati e lì vicino nel 1777 fu eretta la chiesa dedicata a San Lazzaro ed aperto un nuovo cimitero che servì fino al 1839.
Al numero tre c'è il neoclassico palazzo Tahon di Revel ora adibito a scuola.
Al numero tredici c'è un altro palazzo neoclassico già proprietà Claretta che fu per alcuni anni residenza degli ambasciatori di Spagna e di Napoli.
L'ameno giardino che sta alle spalle del fabbricato appare oggi ridotto e degradato.
Seguono, specie sul lato orientale della via, ai numeri ventitre, ventisette, ventinove, trentuno e trentatre altri palazzotti neoclassici padronali, con ameni cortili e giardini un tempo signorilmente abitati, per cui era molto richiesto risiedere nella zona e la via era popolarmente definita « la contrà dij nòbij ».

Vedi le immagini dei palazzi di via della Rocca

Vedi le immagini del palazzo Morozzo della Rocca

image-1image-1VIA ROMA
Al principio del Seicento Torino era ancora chiusa entro la vecchia cinta romana e medioevale, la 'mandorla'. A sud le mura correvano lungo l'attuale via Santa Teresa, a levante erano parallele all'odierna via Accademia Albertina, in direzione delle antiche torri della Porta Praetoria, poi Fibellona. Con la sistemazione della piazza Castello e con l'apertura della contrada Nuova ebbe inizio il rinnovamento edilizio al quale seguì il primo ingrandimento della città fuori delle antiche mura.
L'idea dell'apertura di un'ampia e nuova contrada partente da piazza Castello, deve risalire ad Emanuele Filiberto, ma la necessità di provvedere prima a rinforzare le difese della città con la costruzione della Cittadella ed altre più urgenti opere fecero rimandare il progetto. Può sembrare strana l'idea di creare una nuova via proprio nella parte più estrema dell'abitato, cosi vicino alle mura, anzichè allargare altre contrade più centrali come ad esempio l'antico Cardo maximus romano, che univa Porta Palatina alla Porta Marmorea (via Porta Palatina e via San Tommaso d'oggi) o l'altra dalla Porta San Michele alla medievale Porta Nova (piazza Milano e via San Francesco d'Assisi odierne).
Ma oltre alla maggior difficoltà degli sventramenti vi era di certo l'idea di un ampliamento della città anche verso il Po, con lo spostamento ad est del futuro centro cittadino.

Carlo Emanuele I riprese i progetti paterni e portata a termine la sistemazione della piazza Castello passò alla seconda fase dello sventramento per l'apertura della nuova contrada.
Al Vittozzi, architetto ducale, successe il suo allievo Carlo di Castellamonte ed a lui si deve il progetto della nuova contrada.
In molti casi non si demolirono i fabbricati, ma si tagliò solo quanto sporgeva sugli allineamenti prescritti, sistemando sul taglio una nuova facciata, che più o meno si atteneva al progetto vittozziano. Il risultato fu una decorosa apparenza esteriore (non vi furono però mai dei bei palazzi tranne agli sbocchi sulle piazze) ed una ignobile serie di compromessi e bruttezze a non finire all'interno.

Per il secondo tratto, dalla piazza San Carlo all'attuale Carlo Felice, le cose furono molto più semplici e più spedite non essendovi costruzioni preesistenti. Carlo Emanuele I ordinò l'ampliamento verso sud seguendo le nuove mura ad andamento poligonale di cui rimane traccia nel corso obliquo dell'odierna via Andrea Doria. L'ingrandimento comprendeva diciotto isolati e la piazza San Carlo sulla quale già nel 1619 era iniziata la costruzione della chiesa omonima. La contrada Nuova, oltre la piazza continuava per due isolati fino alla Porta Nuova detta, in un primo tempo Porta Vittoria, eretta su disegno di Carlo di Castellamonte.
Con un editto ducale del 1621 furono promosse larghissime facilitazioni ed esenzioni a chi costruiva case in modo da accelerare la formazione della via ed evitare quanto era avvenuto per piazza Castello ed il primo tronco

image-1Anche se non arricchita di palazzi monumentali la contrada Nuova divenne in breve una delle più signorili e frequentate della città.
In essa non tardarono ad impiantarsi i più eleganti negozi ed i migliori alberghi. Di questi ultimi si possono ricordare quello della Caccia Reale, che restò in esercizio, sebbene poi molto scaduto, fino alla demolizione del 1930 e l'albergo Reale un tempo famosissimo e frequentato da illustri personaggi situato nel palazzo Tana all'angolo di piazza San Carlo.
In questo stesso palazzo venne inaugurata nel 1858 la Galleria Natta, così chiamata dal nome del proprietario marchese Natta d'Albiano erede dei conti Tana. La galleria venne aperta con la sistemazione di vecchie case esistenti alle spalle del palazzo. Nel 1876 il nuovo proprietario Geisser, aprì un altro braccio verso la via Viotti e la Galleria prese il nome di Geisser.


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image-1image-1Nel 1889 nel primo tratto della contrada venne aperta un'altra galleria denominata Nazionale, che metteva in comunicazione la contrada della Provvidenza (via XX Settembre) con quella Nuova poco oltre la via Arcivescovado.
Intanto nel 1830 le case della contrada vennero dotate, come quelle di via Dora Grossa, di grondaie e nel 1886 illuminate con energia elettrica.

La contrada Nuova durante l'occupazione francese era stata ribattezzata rue Pauline, in omaggio a Paolina Bonaparte sorella di Napoleone e moglie del principe Borghese governatore di Torino, e continuò a portare tale nome fino al 1871 anno in cui fu intitolata a Roma nuova capitale del Regno d'Italia.

 


image-1Nel 1915 all'angolo con via Andrea Doria sorse il palazzo costruito ad uso esclusivo del cinema Ghersi, famoso per il lusso e la modernità degli impianti. Ma nonostante tutti gli orpelli di facciata gli anni avevano reso sempre più degradate ed intollerabili le brutture che si nascondevano all'interno delle case con scale, locali e cortili non più tollerabili in una città moderna. Dopo anni di discussioni e decine di progetti, finalmente nel 1930 fu deliberata ed eseguita la demolizione e ricostruzione del primo tronco inaugurato nel 1933. Seguì il secondo tratto i cui lavori durarono dal 1935 al 1937. La nuova via Roma fu, anche se non sempre a torto, molto discussa e criticata: il suo primo tratto fu accusato di eccessiva modestia e poca monumentalità ed il secondo di non essere per nulla «torinese», fuori delle tradizioni architettoniche locali. La via dotata di ampi portici sui due lati accrebbe di circa settecentocinquanta metri la passeggiata coperta collegando piazza Castello con piazza Carlo Felice.

Vedi la monografia sulla "vecchia via Roma"

image-1CONTRADA DELLA ROSA ROSSA
Appartiene alla parte più antica di Torino. Corrisponde al tratto dell'odierna via XX Settembre fra le contrade della Barra di Ferro (via Bertola d'oggi) e quella di Dora Grossa (via Garibaldi).
Prese nome dall'omonimo albergo sito nell'isola di Sant'Avventore. Un vicolo normale alla contrada adduceva al cortile dell'albergo ed era pure detto vicolo della Rosa Rossa.

 

 

 


image-1CONTRADA E CORTILE DEL ROSARIO O « DEL ROSARI»
Contrada del Rosario era denominato l'ultimo tratto della contrada delle Orfane fra la contrada delle Ghiacciaie (via Giulio) ed il corso Regina Margherita. Prendeva nome dalla Congregazione del Santo Rosario.

Pare che il cortile « del Rosari» prendesse nome da un'osteria con questo nome.
L'esatta ubicazione non è nota, ma doveva essere pure non lontana dalla sede della Congregazione dalla quale aveva pure, probabilmente, derivato il nome.


image-1image-1CONTRADA DELLE ROSINE
Appartiene al secondo ingrandimento della città. Corrisponde all'odierna via delle Rosine che prende nome dal Pio Istituto delle Rosine, fondato dalla benemerita Rosa Govone. Dopo aver fondato altre sedi in varie cittadine del Piemonte, nel 1755, venne a Torino per dar vita ad un'altra sede.
Dal re Carlo Emanuele III ebbe concesso il sito, dove sorgeva l'ospedale, fondato nel 1597 e amministrato dai frati di San Giovanni di di Dio chiamato Ospizio del S.S. Sudario.
Nelle ultime case a levante, presso l'attuale via Giolitti, fino al 1679 ebbero dimora obbligata gli ebrei abitanti a Torino; in quell'anno, per ordine di Madama Reale, il Ghetto fu trasferito in parte nell'isola del Beato Amedeo, fra le vie Bogino, Maria Vittoria e San Francesco da Paola.

CONTRADA DELLI ROTI
Contrada di incerta ubicazione in borgo Dora.


image-1image-1Alla fine della II guerra mondiale, con la caduta del regime fascista e la Liberazione della città, la giunta popolare della Città di Torino, deliberò la soppressione di denominazioni istituite durante il periodo fascista (figure e luoghi del regime e dei suoi alleati), l'assegnazione di nuove denominazioni (in ricordo di eventi, personaggi rilevanti nella lotta all'antifascismo), il ripristino di antiche denominazioni già modificate in epoca fascista e l'annullamento di denominazioni conferite senza l'osservanza della legittima procedura di assegnazione.

 

 


 

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Misura delle principali strade e piazze nel 1840

 

 

 



Vedi il riepilogo dei cambi di denominazione nella toponomastica della città


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