Atlante di Torino


 
 
   

Vie e luoghi della vecchia Torino che non ci sono più,

o hanno cambiato nome, ma non sono stati dimenticati.


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image-1CONTRADA DELLE GABELLE
Appartiene al secondo ingrandimento della città. Corrisponde al primo tratto dell'attuale via Carlo Alberto, compreso fra via Po e piazza Carlo Alberto, prima che la via Carlo Alberto venisse prolungata attraverso il giardino del palazzo Carignano (l’attuale piazza Carlo Alberto).
Derivò il nome dall Azienda Generale delle Gabelle che si trovava, con il Regio Segreteriato delle Finanze, nell'isola di Santo Spirito.







image-1CONTRADA E VICOLO DEL GALLO
La contrada del Gallo corrispondeva all'odierna via Torquato Tasso. Il vicolo del Gallo entrava nell'isola di San Gallo quasi parallelo alle contrade dei Pasticceri (l'odierna via Berchet) e dei Pellicciai (via Conte Verde d'oggi). Contrada e vicolo del Gallo prendevano nome dal­l'omonimo albergo.







image-1image-1CONTRADA DEL GAMBERO ROSSO O D'ORO

Appartiene alla parte più antica della città. Corrisponde all'odierna via Ber­tola limitatamente al tratto compreso fra la contrada degli Stampatori e quella di San Francesco d'Assisi. Trasse il nome da un antico albergo, già in esercizio nel 1601, situato in questa via nell'isola di Sant'Alessandro.




image-1VICOLO E CORTILE DEL GAMELOTTO O CAMELOTTO
Appartengono alla Torino più antica. Era un vicolo che im­metteva in un cortile, partendo dalla contrada del Camelotto. Nel cortile ove c'era l'albergo del Camelotto, si teneva il mer­cato dell'olio, del pesce salato, delle arance e delle mandorle e frutta secca. Nel cortile c’era pure un'immagine della Madonna ricca di cuori «ex voto».
Contrada e cortile del Camelotto o Gamelotto, secondo il Cibrario, sarebbe stato denominato quel tratto di via San Tommaso già chiamato contrada de­gli Ebrei e che più tardi fu detta degli Argentieri o degli Orefici. Avrebbe derivato questo nome dall'albergo del Camelotto.
«Camelòt» in Piemonte era chiamato un panno leggero tessuto con lana di cammello e poi di capra.




image-1CONTRADA DEL GAZOMETRO
Venne aperta nel 1847. Corrispondeva alla via Volta ed alla via Giovanni Camerana, in prosecuzione oltre il corso Vitto­rio Emanuele II. Il nome derivò dall'imponente fabbricato destinato alla produzione del gas per l'illuminazione della città. Già dal 1838 una società anonima di piemontesi e lionesi aveva ottenuto dal Governo e dal Comune la licenza per l'illuminazione di Torino col gas. Lo stabilimento fu il primo del genere in Italia.






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STRADA DI GENOVA

Antica denominazione del corso Moncalieri.

 

 

 

 


 

image-1CONTRADA DEL GHETTO
Era denominato così il tratto di via Bogino fra via Maria Vittoria e via Principe Amedeo, che fiancheggiava il lato ovest del Ghetto degli Ebrei. Il primo Ghetto ebbe sede presso l'Ospedale di San Giovanni o del S. Sudario, al fondo dell'attuale via delle Rosine, presso la via Giolitti odierna.
Nel 1679 il Ghetto fu trasferito nell'area e nei fabbricati dove c’era l'Ospedale di Carità che era stato spostato nella villa di Madama Reale sulla collina.
La segregazione degli israeliti venne abolita durante la rivoluzione e l'occupazione francese, il Ghetto fu ripristinato con la Restaurazione nel 1814 per poi essere abolito definitivamente nel 1848.

image-1CONTRADA DELLE GHIACCIAIE
Corrisponde alle attuali piazza e via Giulio. Prese il nome dalle antiche ghiacciaie sotterranee utilizzate per la conservazione delle derrate alimentari.
Le ghiacciaie, già esistenti nel secolo XVIII, erano nel sottosuolo dell'attuale piazza Ema­nuele Filiberto (già piazza Giulio). Gli accessi alle celle erano elicoidali per consentire la discesa e la risalita dei carri. La refrigerazione era ottenuta con ghiaccio naturale prodotto e raccolto durante l'inverno nelle «gias­sere», esistenti nei terreni vicini. Negli anni meno rigidi una parte veniva trasportata dalla Valle di Susa. Dopo le riduzioni del 1887, i locali si spostarono verso la via Giulio, nell'ultimo tronco di via delle Orfane. Le celle di deposito, refrigerate in seguito con si­stemi più moderni, si aprono su corridoi rettilinei interrate di quattro piani. Le ghiacciaie erano di proprietà privata. Ora ospitano un parcheggio.

image-1CONTRADA DEL GIARDINO
Creata col terzo ingrandimento della città. Corrisponde al primo trat­to dell'odierna via Cesare Battisti, già contrada delle Finanze, dalla contrada Nuova (via Roma d'oggi). Prese il nome dall'albergo del Giardino Fiorito che era al numero tre o anche perché portava al giardino retrostante il palazzo Carignano (l'attuale piazza Carlo Alberto). Popolarmente si chiamò anche «contrà del giardin del prinsi». All'origine era più stretta della contrada delle Finanze e solo nel 1863 venne allargata ed allineata. Precedentemente era denominata contrada dell'Anitra, poi contrada Graneri.





image-1CONTRADA DELLA GINNASTICA
Aperta nel 1852. Corrisponde all'attuale via Magenta, limitata­mente al tratto fra la via Sacchi ed il corso Re Umberto; oltre c’era la seconda piazza d'Armi. Prese nome dalla Società Ginnastica che aveva sede in corso Re Umberto.





image-1PIAZZA DEL GRANO
Si chiamava così lo slargo della contrada dei Panierai (oggi contrada del Palazzo di Città), davanti alla chiesa del Corpus Domini. Fu anche detta piazza del Grano, dal mercato di questo cereale che vi si teneva. Qui, nel 1523, era stata eretta una cappella per volere del Corpo Decurionale della città a ricordo del miracolo avvenuto nel 1453.
image-1image-1La leggenda racconta che in un saccheggio a Exilles in Val di Susa, un malvivente aveva rubato un ciborio con dentro l'ostia consacrata e lo aveva caricato in un sacco, su un mulo, col quale era sceso a Torino. Passando dove ora c’è la chiesa, il mulo si impuntò e dal sacco uscì l'ostia che si elevò a grande altezza splendente di luce. Il vescovo Ludovico di Romagnano corse con tutto il clero sul posto e, messosi in ginocchio, fra il popolo attonito, alzò un cibo­rio e l'ostia lentamente scese in esso. La prima cappella era stata eretta da­vanti alla preesistente chiesa di San Silvestro. Nel 1607, sciogliendo un voto della città durante la peste del 1598, fu iniziata la costruzione della chiesa attuale su progetto dell'architetto Ascanio Vittozzi. I lavori durarono a lungo e nel nuovo fabbricato fu incorporata sia l'antica chiesa di San Silve­stro, sia la cappella eretta sul luogo dell'avvenuto miracolo. Attualmente è denominata piazza del Corpus Domini.

image-1CORTILE DELLA «GRIOTTA»
Era il cortile nel quale c’era l'albergo od osteria della "Griotta" sito in contrada di Dora Grossa (via Garibaldi), al numero quattordici presso l'antica casa del Comune.
Ora è inglobato nel palazzo del Comune.

 

 

 

 

 



image-1RUE GUARDES ENFANTS
Così venne denominata, durante la dominazione francese, la contrada dei Guardinfanti.

CONTRADA DEI GUARDINFANTI
Appartiene alla parte più vecchia di Torino. Corrispondeva all'odierna via Barbaroux limitatamente al tratto dalla contrada di San Francesco­ d'Assisi a piazza Castello. Nel tratto vicino alla piazza subì dei mutamenti per l'apertura della diagonale di via Pietro Micca. Prese nome, come dice il Cibrario, «da quell'immondo arnese proprio di un'età dissoluta» di cui qui si faceva commercio (Il guardinfante era una struttura che permetteva a una gonna di gonfiarsi).
Il primo tratto da piazza Castello si chiamava anche contrada del Condotto. Prima di essere tutta dedicata, nel 1860, alla memoria del ministro conte Giuseppe Barbaroux, si divideva in due tronchi.
Il primo, dalla piazza Castello alla contrada di San Francesco d'Assisi, era chiamato dei Guardinfanti, mentre il secondo tratto, dalla contrada di San Francesco al corso della Cittadella (corso Sic­cardi d'oggi), era denominato della Madonnina o della Madonnetta, per un altarino dedicato alla Vergine.
Il tratto più prossimo alla piazza Castello, un tempo detto anche via del Condotto, fu pesantemente modificato dallo sventramento per l’apertura di vIa Pietro Micca.
Al numero 1 oltre all'albergo Bonne Femme (trasferito poi in via Pietro Micca), c’era il palazzo dei principi di Carignano che l'abitarono finché non fu costruito quello del Guarini, in piazza Carignano. Il palazzo di via Barbaroux fu demolito nel 1886. Risalendo da piazza Castello, nella casa che porta il numero 9 ci sono resti del secolo XV.

image-1Al numero 20 c’è il palazzo Giriodi di Panissera poi della Confraternita di San Rocco. In questo edificio Silvio Pellico, su insistenza dell'Abate Gior­dani, scrisse "Le mie prigioni". Sempre qui la madre del Pellico aprì una scuola privata, che fu poi continuata dal professor Bonzanino e della quale fu alunno San Domenico Savio.
Più avanti al numero 32 c'erano gli Uffici Anagrafici del Comune, che ora ospitano l'Archivio Storico della città. Su quest'area un tempo sorgeva il carcere correzionale e parte del con­vento dei padri Gesuiti.



image-1image-1Al numero 33 il palazzo Gabaleone di Salmour. Qui il 24 gen­naio 1731 si tenne la prima seduta del Consiglio del Commercio, che divenne poi la Camera di Commercio.
Al numero 35 la casa Rolando detta « della Madonnina », dove c’era un altarino dedicato alla Vergine.
Segue la chiesa della Misericordia, già cappella delle canonichesse Late­ranensi e di Santa Croce; dopo il loro trasferimento in piazza Carlina, passò alla Compagnia della Misericordia o dei Cappuccini neri, fondata nel 1504 con compiti di assistenza agli infermi, ai condannati a morte e al loro seppellimento.
All'angolo con corso Siccardi al numero 43 infine vi è il palazzo Signoris di Buronzo, costruito nel 1765.

 

 

 

 

 

image-1PLACE IMPERIALE
Così fu battezzata piazza Castello durante la dominazione napoleonica.









image-1RUE VES INVALIDES
Così fu denominato, sotto la dominazione francese, il tratto dell'odierna contrada dell'Accademia Albertina, già contrada della Posta, fra via Cavour e la piazza Carlo Emanuele II (Carlina).







image-1CONTRADA DELL'IPPODROMO
La prima parte appartiene al secondo ingrandimento della città ed era chiamata contrada della Posta. Nel 1859 era ancora chiu­sa da un antico bastione che in quell'anno fu abbattuto e la contrada pro­lungata fino al viale di San Maurizio (corso San Maurizio d'oggi). Corrispon­de all'odierna via Rossini fra via Po e corso San Maurizio. Il nome di Ippo­dromo derivò dall'edificio, costruito nel 1856, ad uso di Circo Eque­stre. Successivamente, con opportune modifiche divenne il teatro Vit­torio Emanuele. Successivamente il teatro venne sostituito dall'Audi­torium della R.A.I., inaugurato nel 1952.
Il circo era stato preceduto, al nu­mero 11, dalla Cavallerizza del duca del Chiablese sorta nella seconda metà del 1700. Durante il periodo di occupazione francese, come l'altra parte della contrada della Po­sta, fu denominata rue Friedland.
image-1Al numero 8, ebbe sede l'Accademia Filodramma­tica, fondata nel 1828 sotto gli auspici della celebre attrice Carlotta Mar­chionni e che annoverò fra i suoi soci Alberto Nota, Silvio Pellico ed An­gelo Brofferio. Nel 1842 si trasferì in via Alfieri. In via Rossini venne aperta una nuova ampia sala in cui la Società del Quartetto organizzò concerti classici. Nel 1860 il locale divenne la sala per concerti Marchisio.
Nel 1867 i locali furono acquistati dal Comune per ospitare il Liceo Musicale che vi ri­mase fino al 1928, quando fu trasferito nei nuovi locali di piazza Bodoni. Dopo un periodo in cui i locali di via Rossini vennero usati come Casa del Sol­dato, con la fine della guerra 1941-1945, vennero trasformati nel teatro Gobetti in cui ebbe sede il Teatro Stabile della città.
Poco più avanti il palazzo occupato un tempo dal Museo Civico prima del suo trasferimento al Palazzo Madama. Proseguendo c'era una grande area coperta da tre tettoie sotto le quali si teneva il mercato del vino, qui trasfe­rito da piazza Carlina, prima di essere nuovamente spostato in piazza Ve­nezia. Queste tettoie costruite dall'impresa Pecco e Gabetti furono inaugurate nel 1862, ma già nel gennaio dell'anno seguente erano in buona parte crollate.
Il fatto non sfuggì al caustico cavalier Baratta che all'avveni­mento dedicò ben due epigrammi.
L'uno dice: «Se nuova pugna attorno a noi s'appicca / più bisogno non v'ha d'un Pietro Micca / basta attrar l'oste sotto volte e tetti / fabbricati da Pecco e da Gabetti ».
Ed ecco l'altro: «Quando schiave ignoranti eran le genti / perduravano eterni i monumenti/ or che il progresso libere le rese / i monumenti ;
lor durano un mese ».

Sull'area delle tettoie adibite poi a magazzini municipali venne costruito l'Istituto Industriale.

image-1BALUARDO D'ITALIA
Corrisponde a parte dell'attuale corso Regina Margherita limitatamente al tratto da via della Consolata al Giardino Reale. Durante l’occupazione napoleonica venne denominato Boulevard d’Italie.





image-1image-1CONTRADA D'ITALIA
Appartiene alla parte più antica della città. Corrisponde all'attuale via Milano. Il nome di Milano fu dato alla via in occasione del dono fatto dai milanesi del monumento dell'Alfiere dell'esercito sardo, posto davanti al Pa­lazzo Madama nel 1859.
Anticamente questa contrada era stretta e tortuosa. Il primo tratto fu sistemato nel 1659 in occasione della costruzione del nuovo Palazzo Comunale, ma i la­vori si erano fermati alla chiesa di San Domenico la cui navata laterale de­stra usciva dal progettato allineamento. Nel 1729 Juvarra progettò l'allar­gamento e la rettifica dell'intera arteria ed ancora nel 1755, con la sistema­zione della piazza delle Erbe, il progetto dell'Alfieri portò qualche modifica, anche se non furono eseguiti tutti i lavori, fra cui il porticato a cavallo della contrada come sull'altro lato.
Partendo da Palazzo di Città, all'angolo con via Corte d'Appello troviamo la base dell'incompiuta torre comunale.
Successivamente la chiesa di San Domenico, eretta sul principio del 1300 in stile gotico-lombardo ed ampliata sul finire del secolo.
Fu poi snaturata con sovrastrutture barocche nel Sei e Settecento, ma resti­tuita alla sua originaria impronta gotica con i restauri eseguiti in principio del 1900.
image-1Poco più avanti si incontra un modesto slargo ottenuto con lo smussamento degli spigoli delle case. In uno degli angoli troviamo la Basilica Mauriziana.
Sulle facciate delle case poste sugli altri tre angoli, anch'essi juvarriani, si possono vedere delle sculture raffiguranti teste di toro, teste di cane e di leone. La casa decorata con teste di toro era un tempo proprietà del Comune torinese e richiama l'emblema della città; quella con le teste di cane era di proprietà dei Domenicani, ne riprende il simbolo (Domini Canes - i cani del Signore). La terza di proprietà dei Faussone di Levaldigi ricordava il leone presente nello stemma della famiglia. La contrada sbocca nella piazzetta detta già della Frutta, poi d'Italia e quindi ancora Emanuele Fili­berto e Repubblica.

image-1PIAZZA D'ITALIA
Corrisponde ad una parte della piazza della Repubblica (prima Emanuele Filiberto) meglio conosciuta come Porta Palazzo, allo sbocco di via Milano (già contrada d'Italia) e derivò il nome da quell'arteria.
Un tempo, prima della sistemazione, dell'architetto Juvarra nel 1729-1730, la piazza era molto più piccola ed era detta anche piazza della Frutta. In questo slargo sorgeva la chiesa di San Michele eretta nel secolo XI. Questa chiesa dava anche il nome ad una porta, aperta nelle mura della città quando, nel 1699, era stata chiusa la Porta Palatina. Questa porta fu poi detta Porta Vittoria dopo che attraverso ad essa entra­rono in città il duca Vittorio Amedeo II ed il principe Eugenio, vincitori della grande battaglia che pose fine all'assedio di Torino del 1706.

image-1La chiesetta di San Michele era un edificio ottagonale che aveva ancora il pavimento a livello dell'antico selciato romano ed era perciò incassata sotto il piano stradale. La chiesa, benché parrocchia, pare fosse in condi­zioni piuttosto precarie se, nonostante le riparazioni fatte nel 1537, fu abbandonata dagli Agostiniani, ai quali era stata data poco prima. La stessa sorte toccò anche ai Teatini. Terzi vennero i Trinitari Scalzi ai quali l'Abate della Chiusa, in uno slancio di generosità, addirittura la regalò.
Con la sistemazione della nuova porta della città e della piazza, la chiesa vetusta divenne un ingombro al traffico e fu demolita nel 1731. Restò an­cora per qualche tempo il campanile, che sorgeva isolato e dal quale trasse nome una modesta osteria esistente sul principio del 1800 e gestita da una certa Pina, detta «la pitansera», Nel 1835 il locale fu ceduto ad un tal Prato che trasformò la «pitansera» in un albergo detto sempre del Campanile, famoso per il vino di Santa Vittoria.
Sulla piazza, nel 1706, esisteva una delle più antiche botteghe di caffè, dove si sarebbe fermato a bere il principe di Hanalt di ritorno dalla bat­taglia di Torino.
In epoca successiva era famoso il Caffè Algeri, che aveva la prerogativa di distribuire in inverno la brace per gli scaldini delle venditrici di frutta.

image-1RUE DE IENA
Così fu denominato, durante l'occupazione francese, il tratto della con­trada dell'Arcivescovado (via Cavour d'oggi), fra la contrada Nuova (via Roma) e quella della Posta (Accademia Albertina odierna).

 

 



image-1image-1Alla fine della II guerra mondiale, con la caduta del regime fascista e la Liberazione della città, la giunta popolare della Città di Torino, deliberò la soppressione di denominazioni istituite durante il periodo fascista (figure e luoghi del regime e dei suoi alleati), l'assegnazione di nuove denominazioni (in ricordo di eventi, personaggi rilevanti nella lotta all'antifascismo), il ripristino di antiche denominazioni già modificate in epoca fascista e l'annullamento di denominazioni conferite senza l'osservanza della legittima procedura di assegnazione.

 

 


 

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Misura delle principali strade e piazze nel 1840

 

 

 



Vedi il riepilogo dei cambi di denominazione nella toponomastica della città


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