Atlante di Torino

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image-1Contrada San Filippo (ora via Maria Vittoria)
Appartiene al secondo ingrandimento della città. Prima di esser dedicata alla principessa Maria Vittoria della Cisterna, sposa di Amedeo di Savoia-Aosta, la contrada aveva nome San Filippo (dall'omonima chiesa), fino alla piazza Carlo Emanuele II.
Il tratto dalla piazza alla contrada dei Ripari (via Plana d'oggi) era denominata contrada del Soccorso, mentre l'ultimo tratto fino al Lungo Po, era detta contrada dei Tintori.


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image-1Al numero 1 c’era un palazzo costruito su disegno dell'architetto Carlo di Castellamonte poi abbattuto per l'ampliamento di via Roma.

 

 

 

Al numero 2 troviamo il palazzo Saluzzo di Cordè, il terminale della costruzione sul lato orientale della Castellamontiana piazza Reale, ora piazza San Carlo. L'originale costruzione con le gallerie aperte sulla campagna si è progressivamente trasformata fin dal '700, in un complesso chiuso per seguire finalità d'affitto. Tale disegno portò alla compatta costruzione di nuove maniche sulla Contrada dei Conciatori, oggi via Lagrange.

image-1Poco oltre sbuca da un porticato l'estremità sud della via Eleonora Duse, già contrada del Montone, che era un tratto della via Singularis, cioè l’Intervallum, che costeggiava le mura romane orientali.

La via segue con la testata del palazzo dell'Accademia delle Scienze sulla quale una lapide ricorda la dimora del Plana nel palazzo.
La ripulitura ha restituito agli antichi laterizi lo splendore del complesso edificato dal Guarini.
In questo palazzo hanno sede il Museo Egizio, la Galleria Sabauda e la restaurata Accademia delle Scienze.

 

 

 

 



image-1Al di là di via Lagrange la chiesa dedicata a San Filippo, la più ampia in città, quella che richiese maggior tempo per la sua costruzione.
I primi progetti furono dell'architetto Bottino, probabile costruttore del Convento e dell'Oratorio, fra il 1675 ed il 1678, ma successivamente l'opera fu affidata al Guarini. Alla sua morte, quattro anni dopo, erano appena finite le fondamenta ed i lavori proseguirono sotto la direzione del Garove.
Già nel 1712 si erano manifestati segni inquietanti di instabilità che avevano richiesto lavori di consolidamento. Nonostante tutto nel 1714 crollava la grande cupola coinvolgendo nella rovina gran parte dell'edificio. Del nuovo progetto fu incaricato Filippo Juvarra ed i lavori continuarono anche dopo la sua partenza per la Spagna, sotto la direzione degli architetti Sacchetti e Tavigliano, ma sempre a rilento. Tanto che soltanto nel 1772, sotto la direzione del Barberis, tutta la chiesa fu a disposizione del culto, seppur ancor priva di facciata. Fu solo nel 1823, dopo la stasi dei lavori, durante il periodo napoleonico, che ad opera dell'architetto Talucchi, si completò la facciata e si costruì la Sacrestia seguendo abbastanza fedelmente il progetto juvarriano.
Infine nel 1891 l'architetto Camusso poneva fine alla lunga vicenda, completando il frontone sopra il portico della facciata. Nel muro del piccolo Oratorio addossato alla chiesa è ancora infissa una bomba scagliata dai francesi durante il bombardamento di Torino nel 1799. La chiesa è dedicata a San Filippo, ma la parrocchia (ora trasferita a San Tommaso) era intitolata a Sant'Eusebio. A Natale è tradizione antica l'esposizione di un antico presepio.
Al numero 5 c’è la casa dei padri di San Filippo che, come si disse, fu opera dell'architetto Bettino del 1675.
Altri lavori furono eseguiti nel 1789 dall'architetto P. Bonvicini.

Vedi l'approfondimento sulla chiesa di San Filippo

Vedi l'Oratorio di San Filippo restaurato

Vedi la Cripta di San Filippo

Vedi l'Archivio Storico del beato Sebastiano Valfrè in San Filippo

Vedi il Tesoro di San Filippo - il Paliotto del Piffetti (attendere il caricamento)

image-1image-1Di fronte alla chiesa sorge il palazzo Asinari di San Marzano, costruito nel 1686 su progetto dell'architetto M. Garove. Lavori di decorazione e sistemazione vennero attuati nel secolo XVIII dagli architetti Benedetto Alfieri e Martinez. La prospettiva al fondo del cortile è opera ottocentesca dovuta all'architetto Boggio. Il palazzo passò poi in proprietà dei conti Ceriana, poi dei baroni Casana quindi divenne sede della ditta Carpano.

 

Al numero 6 Casa Piovano per residenza ed affitto. Caratteristico lo schema settecentesco a C con porticato.
Ai numeri 8 e 10 troviamo Casa Martin di rappresentanza e da reddito, realizzata tra il sei ed il settecento.


image-1Ai numeri 12-14 si trova il palazzo Dal Pozzo della Cisterna, già appartenente al conte Ripa di Giaglione, passato poi in proprietà dei duchi d'Aosta e quindi dell'Amministrazione Provinciale di Torino.
Il palazzo venne progettato nella sua prima creazione nel 1676 da uno degli architetti della famiglia Valperga allora attivi in città.
Successivamente, grandi lavori di restauro ed ingrandimento nonché di rifacimento della facciata ebbero inizio nel 1773 ad opera dell'architetto Dellala di Beinasco. Nel 1788 si ebbero nuovi lavori su progetto dell'architetto Butturini.

Qui dal 1852 al 1863 risiedette sir James Hudson, ambasciatore inglese che collaborò all'unificazione nazionale italiana al punto di essere definito "Più italiano degli italiani".

 

 



image-1Vedi le immagini del Palazzo Dal Pozzo Cisterna

 

 

 



image-1image-1Al numero 16 c’è il palazzo Seyssel di Sommariva e Chevalley, fatto costruire, sul finire del secolo XVII dal conte Gallinati passato poi nel 1724 in proprietà dei Dal Pozzo e successivamente nel 1754 ai Ferrero de La Marmora che lo tennero fino al 1856 anno in cui fu venduto al cavalier G. Treves di Bonfigli.


Al numero 19 troviamo una costruzione settecentesca. Questo grande caseggiato fu edificato dalla Società Costruttori di Vanchiglia nel 1843 su disegno di Alessandro Antonelli.
L'ingresso principale ha il portone sormontato da uno stemma in rilievo ed il cortile è in gran parte occupato da un grande loggiato coperto.

 




image-1All'angolo con la piazza Carlina, al numero 26, sorge il palazzo Coardi di Carpeneto costruito nel '600, su progetto dell'architetto Amedeo di Castellamonte. Il fabbricato ebbe poi riforme ad opera dell'architetto Bonvicini. Attraversata la piazza, a sinistra, un tempo si trovava la sede dell'Istituto del Soccorso delle Vergini che aveva dato il nome a questo tratto di strada.
L'Istituto sorse nel 1589, nel 1595 venne affidato alla Compagnia di San Paolo e ridotto a collegio femminile, fondendosi poi con l'Opera Pia detta del Deposito.

Nel 1679 la seconda Madama Reale, Maria Giovanna di Nemours, duchessa reggente, istituì il ghetto, il primo e unico in Piemonte fino al 1723. Circa 750 persone si insediano nell’area dell’ex ospedale dei Mendicanti che occupava l’intero isolato del Beato Amedeo in Contrada San Filippo. Vi si accedeva principalmente da via San Filippo (Maria Vittoria), aveva 5 cortili (cortile grande, dei preti, della vite, della taverna e della terrazza), fra loro comunicanti tramite dei corridoi coperti (portici oscuri).
Nel cortile della terrazza c’era il forno per la cottura delle azzime, mentre nel sottosuolo del Cortile grande c’era la vasca per il bagno rituale. Ospitava due Sinagoghe, una nel cortile della vite e l’altra in quello grande.
La crescita della popolazione, più di mille persone, rese necessario nel 1724 l’ampliamento nel vicino isolato di San Benedetto, con ingresso in via del Moro (Des Ambrois) dove sorse una terza Sinagoga.

Appena attraversata via delle Rosine, sull’angolo destro, ci sono i fabbricati dell'Istituto delle Rosine, mentre sul lato opposto un tempo vi era la Caserma La Marmora ed il Demanio Aereonautico oggi sostituiti dal Collegio Universitario Femminile e da un istituto scolastico.

image-1image-1All'angolo con via Plana, a destra, sorgeva in passato il teatro Gerbino ed una lapide, sulla casa che ne prese il posto, ne richiama la memoria. Questo teatro, che prese il nome dal suo proprietario, era nato come teatro dei fantocci e divenne successivamente il Circo Sales specializzato in spettacoli equestri, continuando, nei periodi in cui il teatro dei burattini di San Rocco era chiuso, ad ospitare spettacoli di marionette.
Nel 1830 l'arena fu trasformata in teatro diurno, ove si tenevano spettacoli comici ed equestri, alternati anche a produzioni di musica buffa, ma nel 1846, su disegni dell'architetto Leone, la sala fu modificata a vero e proprio teatro con spettacoli di prosa e musica.
Nel 1845 il teatro fu dotato di illuminazione a gas. Nel 1857 furono compiuti nuovi lavori di sistemazione ed abbellimento, così continuarono per molti anni i successi degli spettacoli specialmente di prosa con i maggiori attori del tempo.

Nel 1880 incominciò la lunga discesa conclusasi, dopo una serie di stagioni sempre più disgraziate, con la chiusura avvenuta nel 1903.


Vedi altre immagini di Contrada San Filippo - ora via Maria Vittoria

 

 

 

 

 

 

 

 

Le bandiere dei reggimenti del XVIIII secolo espsoste in via Maria Vittoria

 

 

 

 

 

 

 



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