Atlante di Torino

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image-1Piazza della Legna
La piazza Solferino era detta, prima del 1865, piazza del Mercato della legna o del Mercato dei combustibili, conosciuta volgarmente in dialetto come «Piassa del Bosch».
Si può dire che sia nata quasi spontaneamente dallo slargo, troppo ampio per poterlo definire corso, formato dai residui di quella vasta spianata che circondava ancora la Cittadella.
Quando fu costruita questa fortezza per creare attorno una zona scoperta di sicurezza, specie verso est e sud-est (sugli altri lati si affacciava sull'aperta campagna), vennero abbattuti gruppi di fabbricati sulle teste delle contrade di Santa Teresa e Bertola.
Per mantenere poi questa zona libera da costruzioni, anche col primo ampliamento della città, le nuove fabbriche vennero allineate sul filo dell'Arsenale.
Tra la Cittadella e l'abitato c'era cosi un'area incolta percorsa a linee spezzate, dalla grande «bealera» detta «doirone», che scorreva da Porta Susina all'Arsenale, canale che era fiancheggiato da un viale di olmi.

Dalla fine della contrada di Santa Teresa, nel 1724, fu fatto un altro viale che si dirigeva all'ingresso della Cittadella. L'anno appresso ne fu aperto un altro fra la Cittadella stessa e l'inizio della contrada Bertola, mentre un terzo, aperto nel 1729, era trasversale a quest'ultimo.
Si formò cosi, un tronco alla volta, quel seguito di viali detto Passeggiata della Cittadella, tanto caro e frequentato dai torinesi e che fu anche assai apprezzato da molti forestieri fra cui, non ultimo, il Goldoni. Estremo ricordo di quei frondosi viali alberati sono, oltre al giardino della Cittadella ed all'aiuola La Marmora, le alberate della piazza Solferino e l'inizio del corso Re Umberto, fino a corso Matteotti.

La spianata avanti la Cittadella e quindi la piazza, ha pure tristi ricordi perché qui, di tanto in tanto, avvenivano le esecuzioni delle più gravi sentenze della giustizia militare. Dalla Cittadella usciva il mesto corteo preceduto dai Fratelli della Misericordia incappucciati di nero e dallo stendardo con la scritta «Manus domini tetigit me», veniva poi fra le guardie il reo assistito dal sacerdote, mentre un drappello chiudeva la marcia. La piccola processione, passato il ponte, si dirigeva al palco ove il boia compiva il suo tragico ufficio.

La piazza del mercato della legna nel 1859 servì come area di accampamento alle truppe francesi giunte come alleate nella seconda guerra di indipendenza.

Nel 1865 con l'assunzione del nuovo nome cominciò ad avere la sua sistemazione pur continuando ad ospitare il mercato della legna e nella parte nord-orientale anche quello del fieno.
Circa nel 1868 nella porzione sud-occidentale erano state costruite due tettoie per il ricovero delle merci in vendita ed altre erano stimate necessarie al lato opposto. Successivamente con la distruzione della "Siberia" e l'edificazione al suo posto di moderni fabbricati, dalla più vasta piazza Solferino si staccò quell'area che fu poi denominata piazza Venezia nella quale, per qualche anno ancora, si continuò a tenere il mercato della legna.

La piazza Solferino andò così assumendo, sul finire del secolo XIX, circa l'attuale aspetto di lungo rettangolo alberato.

image-1Torre Solferino
La Torre Solferino, nota anche con il nome di Casa Alta, inaugurata nel 1952 al numero 21 della piazza è uno dei principali edifici residenziali multipiano. Rappresenta il terzo dei grandi interventi operati nel centro storico del capoluogo piemontese nell'immediato dopoguerra.
Il progetto presentato dall'architetto Gualtiero Casalegno nel 1949 fu il frutto di uno studio sulla base di progetti presentati per il concorso bandito nel 1946 dal Comune per la risistemazione urbanistica della piazza, a seguito del bombardamento occorso all'isolato compreso tra via Pietro Micca e via Santa Teresa. La giuria composta da eminenti figure di esperti torinesi, tra cui Gino Levi-Montalcini ed Eugenio Mollino, non assegnò il primo premio, ma soltanto il secondo e il terzo, rispettivamente al progetto del duo Bordogna-Psacharopulo e ad Annibale Rigotti.
I progetti furono comunque acquistati dal Comune di Torino e consentirono all'amministrazione municipale di definire il nuovo piano regolatore dell'area con l'affidamento dei lavori a Gualtiero Casalegno che, nello stesso periodo era impegnato in altri progetti tra cui il singolare palazzo curvilineo di corso Massimo d'Azeglio 76 e la nuova sede amministrativa delle Cartiere Burgo in corso Matteotti.

image-1Società Anonima Edile Torinese
All'angolo tra piazza Solferino e via Santa Teresa sorge il palazzo della Società Anonima Edile Torinese, esempio di architettura funzionale con ornamentazione di gusto art-déco. Venne realizzato nel 1929/1930 su progetto di Giuseppe Momo. Inizialmente ospitava saloni espositivi della Fiat.

 

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image-1Il monumento delle polemiche
Nelle aiuole al centro della piazza c'erano tre monumenti. Il primo dedicato al principe Ferdinando di Savoia, duca di Genova dello scultore Alfonso Balzico, inaugurato nel 1877. Il monumento rappresenta il duca nell'atto che, uccisogli il terzo cavallo nella battaglia di Novara, incurante del pericolo, prosegue intrepido nel comando delle sue truppe. Questo monumento fece scoppiare una polemica alimentata dalla diceria (priva di fondamento) che lo scultore per potersi documentare sulla caduta di un cavallo colpito a morte avesse fatto uccidere a fucilate non so quanti cavalli.

 

image-1Leggi l'articolo di Mario Gioda, scritto nel 1914,
sulla situazione nella zona di via Stampator
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image-1Il secondo monumento in memoria del generale Ettore Gerbaix de Sonnaz dello scultore Dini fu trasferito nel giardino della Cittadella, per far posto alla Fontana Angelica, ed il terzo dedicato a Giuseppe La Farina· è dello scultore M. Anteri.

 

 

 

image-1Candele storiche
In piazza Solferino 3 uno dei negozi storici della città: l'antica cereria odorosa di legno e cera d’api Conterno, attiva dal 1775, specializzata nella produzione tradizionale di cere per i mobili, candele per ogni occasione, incensi, oli essenziali e detergenti per ogni esigenza, rigorosamente artigianali.

 

 

 

 

 

 

 

image-1La Stampa di Frassati
Il giardino della piazza è intitolato all'imprenditore e giornalista Alfredo Frassati (1868 – 1961). Nel 1894 Frassati si associò a Luigi Roux nella proprietà del giornale "La Gazzetta Piemontese" che diventerà "La Stampa" con sede in piazza Solferino angolo via Prati.

 

 

 

 

 

 

image-1Gianduiotti indigesti
Nel 2004, in occasione della XX Olimpiade d'Inverno al centro della piazza fu realizzata una struttura ideata da Giorgetto Giugiaro, denominata Atrium, ma comunemente cononosciuta come "i gianduiotti", dove si potevano ammirare alcuni cimeli della manifestazione come, ad esempio, la fiaccola olimpica, e seguire gli eventi live.
Finiti i Giochi la struttura subì un rapido decadimento. Nel 2010 si stabilì di costruire un parcheggio sotterraneo sotto la piazza e che lo smantellamento e riqualificazione della zona superficiale sarebbe stata presa in carico dalla ditta che si era aggiudicata l’appalto.
Nel 2013 finirono i lavori, la piazza riconsegnata alla città e Atrium sparì.


image-1La fontana delle speculazioni
Nella parte più settentrionale della piazza vi è la Fontana Angelica fatta erigere a ricordo di Angelica Bainotti e donata dalla famiglia alla città nel 1930. L'opera si deve allo scultore G. Riva. I critici malevoli dicevano che le schiene fortemente muscolate delle statue ignude parevano il plastico della collina torinese.
Su questa fontana, e sul suo autore, si sono fatte innumerevoli illazioni soprattutto da chi specula sulle leggende della Torino esoterica e satanica.


image-1Teatro Alfieri
Al numero due troviamo il teatro Alfieri costruito nel 1855-1857 su disegno dell'architetto Barnaba Panizza. Fu subito distrutto da un incendio nel 1858, ma immediatamente ricostruito dal medesimo architetto in identica forma, Il teatro fu arricchito di bella facciata nel 1869. Nel 1870 e nel '74 il teatro fu restaurato ed abbellito; nuovi lavori furono fatti nel 1901 dall'architetto P. Ferroglio. Un violento incendio nel 1927 distrusse il palcoscenico e recò gravi danni a tutta la sala. Su progetto dell'architetto E. Mollino il teatro fu completamente restaurato e si eseguirono altri notevoli lavori di ammodernamento per una maggior funzionalità. Fu pure ridecorata la sala che fu finalmente liberata da quell'ignobile rivestimento in piastrelle bianche di deprecata memoria. Nel 1942 il povero teatro fu nuovamente distrutto in un bombardamento aereo ed ancora una volta, appena possibile, ricostruito ed inaugurato nel 1949.

image-1Caffè chic
All'angolo con via della Cernaia vi fu per molti anni il Caffè Alfieri, uno dei più eleganti e famosi della Torino chic, noto per le sue cene dopo teatro; annesso era l'altrettanto noto «Barino».

 

 


image-1Caffè del piacere
Davanti al numero uno, vi fu un tempo un caffè detto «Cafè 'd Catlin-a», antenato di quello che fu poi il celebre Caffè Ristorante Molinari, un altro dei più ricercati e frequentati ristoranti della città, specie durante la «belle époque» torinese, anche se la sua reputazione non fu sempre limpidissima a causa delle belle signore che lo frequentavano di notte. Nella casa preesistente all'attuale, erano visibili le tracce dei bombardamenti del 1706 ed esposte alcune palle di cannone, simili a quelle della chiesa del Monte dei Cappuccini.

Leggi l'articolo di Matio Gioda, scritto nel 1914, sulla vita notturna in città

image-1Lì vicino per molti anni, la Gelateria Pepino dispensò ghiotti refrigeri di cassate, spumoni e pezzi duri almeno a due generazioni di accaldati cittadini. Dove ora sorge il « grattacielo », sull'angolo smussato, c'era il Grande Caffè Gabri.

 


image-1Palazzo Ceriana
Al numero undici all'angolo con via Arcivescovado si trova il Palazzo Ceriana, voluto dalla ricca famiglia torinese dei Ceriana, banchieri ed industriali della seta.
È uno dei più nobili palazzi torinesi, costruito tra il 1870-1878, da Carlo Ceppi.
Un altro palazzo, quasi omonimo, fu voluto dal ramo Ceriana-Mayneri nel (1884), sempre di opera del Ceppi, in Corso Stati Uniti al n. 27, oggi sede amministrativa del Circolo della Stampa.

Il palazzo per circa quarant'anni, ospitò la Direzione Generale e l’Ufficio vendite della Burgo, fino a quando furono trasferiti in un nuovo edificio di corso Matteotti e da qui a San Mauro Torinese. Nel 2003 è stato acquistato dalla famiglia Giubergia diventando sede della società Ersel, storica boutique finanziaria torinese specializzata nella gestione di grandi patrimoni.

 


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