Atlante di Torino

La vecchia via STAMPATORI

raccontata da Mario Gioda nel 1914


Nel 1914 il giornalista Mario Gioda pubblicò un libretto, intitolato Torino Sotterranea, nel quale raccontava con la sua prosa graffiante (già futurista o come diceva lui alla "nitroglicerina") alcuni aspetti reconditi della vita cittadina.


Nel 1908 in preparazione delle celebrazioni del cinquantenario della Proclamazione del Regno d’Italia e dell’Esposizione Internazionale, si avviò la bonifica dell’isolato di San Matteo con lo sventramento di via Bertola che ha “tanto bisogno di risanamento morale e materiale”. Questa operazione avrebbe completato la diagonale di via Pietro Micca dalla parte di piazza Solferino.
Il 30 gennaio 1909, iniziarono le demolizioni e dopo circa un anno, il 19 febbraio 1910, mentre il sindaco di fronte alle resistenze dei residenti (principalmente delle prostitute) dichiara che via Stampatori è diventata un centro tale di infezione morale che non può essere tollerabile in nessuna città ed è intollerabilissima a Torino. Promette quindi “l’epurazione morale della zona”.
Così dietro il palazzo delle Assicurazioni Venezia le vecchie stamberghe sono demolite ed è attuato il risanamento dell’isolato di San Matteo con la creazione della via Rodi e la costruzione di eleganti palazzi.


image-1Via Stampatori è indimenticabile. Mentre il piccone demolitore l'ha quasi rasa al suolo, fumano ancora i ricordi di essa. Con la demolizione di via Stampatori è un pezzo importante della Torino sotterranea che scompare. Entra nei ricordi con dei rimpianti e delle maledizioni.
La prostituzione da una lira ha vomitato tutto il vomitabile contro i demolitori della più spettacolosa radunata di carne vendereccia.
Uno steccato ora la fascia come un cimitero di memorie putrescenti, e le donne del marciapiede che assistono alla sua eliminazione vedono ammucchiarsi con le rovine i ricordi della loro ditta.
L'isolato fra le vie Bertola e S. Maria era il più melmoso della città. Una istituzione per la carne prostituibile frettolosamente per pochi soldi, la cloaca delle carni vendute allo strapazzo, lo sfogatoio della libidine e della vita del sottosuolo. Tra i guazzi del porcume a buon mercato, l'igiene sociale si smarriva. Sembrava impotente. Occorreva la demolizione.

image-1Via Stampatori è nelle cronache torinesi come un capolavoro di sfruttamento feccioso e di prostituzione gagliarda. Era un blocco di case e un mondo di personaggi fantastici. Il fatto di sangue si susseguiva e l’omertà con esso.
Nella zona delittuosa le onde pigre di quest'inferno sociale non si accavallavano, non avevano furie che mandassero a galla il personaggio del fattaccio sanguigno. Non rimaneva che la vittima.
Con lo spasimo delle coltellate, la sua lingua tuttavia non si scioglieva.
Il barabba, o signori, ha anche lui la sua questione d'onore !
Guarito, conosceva il suo itinerario. Ritornava in via Stampatori.
Il giorno dopo il cronista raccoglieva sul taccuino un'altra rissa bestiale tra lo scappa scappa della morale cittadina che poneva rimedio alla cancrena fingendo di ignorarla. La polizia ha un sacco colmo sulle spalle di delitti impuniti, i quali hanno sempre manifestato la sua incapacità. Potrei riempire mezza pagina con citazioni di delitti che i torinesi ricordano e davanti ai quali la polizia è rimasta impotente.

image-1La libidine della pitoccaglia andava tutta a riversarsi in via Stampatori, in qualche stanza, per le scale, magari in qualche andito dell'ampio e misterioso casone delle stradaiuole miserabili. Era un quartiere inattaccabile per il mantenuto e il lenone. La demolizione li ha di questi giorni spostati e non eliminati.
La loro eliminazione non è compito della società attuale. La vita del sottosuolo nel tempo
delle disuguaglianze sociali e delle lotte fra ventri vuoti e ventri epicurei ha ancora dell'avvenire.
Il “garga” (Mantenuto (pretòr)) di via Stampatori lo si trovava sdraiato sul marciapiede o accosciato vicino alla sua «pretura» (La prostituta, la donna del mantenuto), sotto i riflessi dei fanali e gli sguardi di qualche pattuglia di “gàfe “ (Guardie di P. S.).

Era quello un regno ove la parola subiva altre torniture e stuprata entrava a porte spalancate nel girone della gergo, ove all'ombra della legge il martin (Coltello) veniva carezzato dalla mano vigile e oziosa del gargagnanismo sotterraneo.

image-1Fra le donne di via Stampatori passarono di quelle reduci da ambienti lussuosi, più altolocati, più sgargianti. Ne conoscemmo di quelle capitate dal Molinari, erano arcistufe dei signori. I signori - ci dicevano - sono troppo porci. Per loro bisogna sciuparsi in bagordi delle notti intere. Qui invece è un altro lavoro. L'operaio viene e se ne va, alla svelta. Paga poco, ma paga. Non ha delirazioni libidinose come i raffìnati e gli smidollati che ci hanno fatto vomitare più d'una volta.

image-1Attraversare via Stampatori a certe ore, era un passo verso la probabilità d'uscirne malamente.
Le prostitute assommavano e forse oltrepassavano le due centinaia. L'elemento militare recava assai commercio. Alle volte tre, quattro marmittoni combinavano delle gite insieme e stipulavano, contrattavano la cifra con la stradaiuola.
Più volte abbiamo incontrato per i viottoli della prostituzione bassa della tenerezza materna.
Sovente, tra le momentanee di via Stampatori, prive di tutto e di una camera purchessia per guadagnarsi qualche soldo, ci si poteva imbattere in straordinarie edizioni di fame, o in perdute ad ogni ventura che discendevano dalle vette d'ogni difficoltà. Verso la fine d'una nottata vagabonda ne sorprendemmo una in un caffè col proposito di ritornare alla fabbrica, al lavoro. Si guadagna di più! Esclamava con l'indignazione negli occhi per la frigidità dei maschi che aveva incontrato sul suo marciapiede in quella notte.

image-1Le più quotate fra i ranghi occupavano le camere migliori del casone, le camere meglio arredate e con mobilio proprio.
Solidali tra loro. Quando si trattò di sbloccarle, di allontanarle per incominciare la demolizione del quadrato fangoso, si dovette sopprimere loro gas, acqua e ricorrere alla coazione.
Con la fine di via Stampatori è stata la fine della ladreria degli affìtti da parte degli speculatori di quelle catapecchie, tutto un mondo “onesto” che viveva all’ombra della stradaiuola senza assumerne la responsabilità morale.
Per le taverne ove sgonnellava la prostituzione era sempre un lavorio d'ubriachezza collettiva.

image-1Il passante veniva assalito da un fuoco continuo di inviti lungo l'isolato delle carnivendole, con sguardi carezzevoli e con parole lusinghevoli. Ma l'elemento sicuro di via Stampatori era la clientela: rumorosa, la baraonda proletaria che sbevazzava e dava termine all'orgia vinosa del sabato con un quarto d'ora carnale. E al sabato, infatti, verso le 21 tutte le stradaiuole si trovavano “all right”, con le migliori acconciature, coi capelli ondulati, le guance con un po’ più di belletto, e sul cassettone della camera qualche cianfrusaglia di più. E magari poi sino all'alba, ed anche sino quando il sole non disdegnava più di specchiarsi dall'alto nelle pozzanghere di via “Stampa”, in questa strada piena di osservazioni, di miseria ... si rincorrevano le cantilene sguaiate e i sacramenti delle gole infiammate dall'alcool.
E l'assommoir (lo scannatoio) riapriva la sua porta ai fedeli avventori.


Leggi l'articolo di Mario Gioda sulla vita notturna di Torino nel 1914

Leggi la monografia sulla prostituzione a Torino

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