Atlante di Torino

Torino Notturna

scritto da Mario Gioda nel 1914


Nel 1914 il giornalista Mario Gioda pubblicò un libretto, intitolato Torino Sotterranea, nel quale raccontava con la sua prosa graffiante (già futurista o come diceva lui alla "nitroglicerina") alcuni aspetti reconditi della vita cittadina.


image-1La Torino di notte non è più quella di una volta.
Lo dicono tutti. Si vede. E' evidente.
Una volta i nottivaghi e i pitocchi potevano vagabondare sino all'ave maria.
Non avevano che la difficoltà della scelta. I primi dell'ambiente ove consumare le gioie della vita notturna. I secondi della zona chiassosa da avvicinarsi onde contemplare e riscaldarsi, attraverso i cristalli della vita davanoira dei buontemponi, dei viveurs, degli sciuponi e degli ubriaconi, che ignoravano l'ora di rincasare.
Torino notturna è sparita.

Dio mio, certo non è stato ristabilito il coprifuoco come ai tempi di Madama Reale. Ma non è più quella di una volta. Adesso verso il tocco è quasi tutto finito.
Porta Nuova è buia. Se ne togli qualche dozzina di prostitute della bassa che portano in giro della fame per i marciapiedi dove si incrociano il corso Vittorio e la via Nizza, nelle adiacenze o giù di lì, altro non c'è più nulla.





image-1Il “Ligure” di una volta, il ”Borello” (Liquoreria di Borello Federico all’angolo tra via S. Francesco da Paola e via S. Filippo) e due o tre altri esercizi minori, sono ancora nella nostra memoria.
In una quindicina d'anni se n’è andato tutto.
Buona notte. Non piangiamo.
Il “Borello" a certe ore era una bolgia. La prostituzione appena iniziata, le sottanine corte, le adescatrici che non avevano ancora uno stato di servizio, passavano e ripassavano al Borello come alla scuola iniziale del vizio. Dal Borello al Ligure. Gli ampi cappelli e le vesti chiassose non erano ancora della prostituzione stradaiuola, da due e da tre lire in giù. Un mucchio di gonnelle d’allora, ha poi penetrato ambienti più lussuosi. Si sono emancipate. Sono giunte veramente al cocottismo scicche.
Le altre invece si sono perdute pei vicolacci, per gli angiporti, per le budella della vecchia Torino, ove fermenta la disperazione o la dissoluzione cittadina. Ne abbiamo trovate dappertutto.

image-1Ove esisteva il Borello è sorto un palazzo che ha già ospitato uno stabilimento sul tipo del caffè ristorante Ligure ed ora accoglie in sua vece una grande ditta cinematograflca.
Il Ligure d'adesso appartiene agli esercizi tutta luce, tutta ampiezza, tutt’oro e decorazioni, i quali danno il la del “modern style”, dove la plebaglia non può trovarsi e la prostituzione viene isolata e perseguitata dai camerieri per fare posto ad un pubblico scelto, ad un pubblico aristocratico, ad un pubblico di gente onesta.
Anche il “Bini” di via Nizza, è scomparso. Era un rifugio come un altro. Quando quasi tutta la nottata era spesa, quando gli articoli, le preture (le prostitute) ed i pretòr (protettori), cioè le sgonnellatrici ed i loro protettori, i gargagnan, avevano per così dirte consumato i loro lavori, dopo i pellegrinaggi per i vari caffè notturni, capitavano di solito da Bini.
Piccolo ambiente. Si rifocillavano.
Colazionavano prima di togliersi dalla circolazione. Erano gli ultimi guizzi. E da Porta Nuova la vita notturna si inoltrava per la via Roma, si soffermava per un “preparato” in un caffè di piazza San Carlo, presso la Questura, proseguiva per piazza Castello o si inoltrava per il vicolo della Verna, oppure andava a battere verso il Molinari.

image-1Al “Molinari” il nottambulo era a posto, Ambiente fracassoso, lussuoso. La deboscia saliva di un gradino. Al Molinari prima di tutto ospitavano le cocottes più in voga, le ditte più spettacolose della prostituzione superiore. E poi, non sappiamo più adesso, ma una volta esisteva un cenacolo di giovani scicconi, di porci altolocati, ricchi sfondolati, che praticavano le sale del caffè di piazza Solferino, portando con loro tutto il rumore della gran vita mondana notturna. Le loro facce erano maculate da una serie ininterrotta di bagordi.
Passavano per le vie come gli eroi cittadini della giovinezza dorata e sciupona, e la caricatura si impossessava di loro per rivelarli nella vita orgiastica come pezzi di porcheria ambulante. Quasi tutti blasonati. Gentiluomini di Corte, capi scarichi della aristocrazia cancaneggiante con le Nanà che ubbriacavano, palpeggiavano e denudavano come in un postribolo o in un boudoir. Spendevano cifre.
Quelli lì non economizzavano davvero con lo sciampagne. Sciampagne dappertutto.
La cocotteria di questi elegantoni del piacere è stata inaffiata abbondantemente. Per una cocotte, capitare fra le gambe di un Billia o di un Maffei o di un Capello voleva dire una risorsa. Non diciamo che, la fama del Molinari fosse usurpata. Una specie di tratto di unione esisteva e ancora esiste fra il Molinari e il “Dreher” di piazza Carignano. Le cocottes passano da un caffè all'altro magari varie volte in una notte, battendo il marciapiedi come un plotone in vedetta della preda.

image-1Il “Dreher” è il superstite. E' il caffè che offre ai nottivaghi la consolazione di qualche ora di ebbrezza. Chiude nelle ore del mattino, ma ufficialmente non ci si può penetrare. Si penetra con tatto. La guardia notturna al cancello ha ordini tassativi. Ma con la strizzatina d'occhi al cameriere che conosce l'abitué talvolta, si arrischia, di penetrarvi.
L'ambiente non è vasto.
Meno lussuoso del Molinari. Più rumoroso. Ricorda i Caffè di Porta Nuova di una volta. La cocotteria è pletorica. E' un via vai di sottane. Tutte assieme rappresentano della tristezza. E' della carne consumata, della carne stracca, della carne imbottita di abitudine. Va al Dreheir come all'atelier.
E' un professionismo che rende il più delle volte indifferente l'avventore alle lusinghe, agli inviti e agli sguardi.
E' la libidine dei perdinotti che la mantiene in vita. In questa prostituzione nulla esiste di veramente charmant.

La vita notturna di Torino incupisce. E' circoscritta. Si svolge oramai e vive in ambienti diversi. Case private.
La vita pubblica dei nottivaghi è andata decadendo insieme alla speculazione ladra dei caffettieri che arricchivano sul vizio e sullo stravizio. Alle due di notte siete per la contrada senza che vi si apra un uscio o vi si permetta di inoltrarvi nella folla delle Veneri vagabonde e gioire dello spumante da consumare fra il frastuono e la vivacità di altri nottivaghi come voi. Non c'è più che la camera di albergo, non c'è più che la donna di tutti che vi porta in punta di piedi per gli ambienti delle affittacamere e delle ruffiane, o che vi spalanca l'abitazione propria senza un sorriso.
Non c'è più che l'isolato melmoso di via Stampatori che urla nella notte torinese mentre la città dorme per risvegliarsi di buona ora alla lotta dell'industria che l'ha conquistata, l'ha trasformata, l'ha emancipata dalla Torino di una volta.



Leggi l'articolo di Mario Gioda sulla vecchia via Stampatori.

Leggi la monografia sulla prostituzione a Torino