Atlante di Torino



 

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Pensionato Piemontese per Studentisede del FascioCasa Priotti Il più grande cinema d'Italia Le Sacramentine

 

I numeri dei titolini corrispondono a quelli dei rispettivi isolati sulla mappa di riferimento qui in alto
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image-1image-1 Piazza Maria Teresa
Aperta nel 1836, completata in seguito, doveva ospitare un teatro che non fu mai costruito perchè la zona era considerata troppo decentrata.

Al n.7 la Palazzina Baricalla, costruita da Carlo Sada, lo stesso che progettò la vicina chiesa di San Massimo.
Nella parte nord la casa Ponzio Vaglia progettata da Alessandro Antonelli.









Vedi le immagini dei palazzi di via della Rocca

image-1image-1image-1Magazzini del sale
Stabilimento balneare

Nel XVIII secolo sulla sponda del Po sorgeva il magazzino del sale.
Nel 1874 il magazzino, all’angolo tra l'attuale via Cavour e corso Cairoli, venne utilizzato per i bagni sul Po.

 

image-1image-1I Murazzi
L'origine del nome è collegata agli imponenti sbarramenti (muri) costruiti nel corso del XIX secolo per preservare il centro cittadino dalle piene del fiume.
Il primo tratto dei "Muri" (quello lungo corso Cairoli e lungo Po Diaz) fu costruito tra il 1833 e il 1835, su progetto di Carlo Bernardo Mosca, in variante e aggiunta al progetto originario del 1808-1809 di Joseph La Ramée Pertinchamp.Il tratto successivo (accanto al Lungo Po Cadorna) venne realizzato tra il 1872 e il 1877, in concomitanza con l’abbattimento del fatiscente Borgo del Moschino.
Fino agli anni cinquanta del XX secolo, i locali ricavati all'interno di questi margini erano utilizzati per il rimessaggio delle barche da pesca.
Nel successivo ventennio, l'inquinamento ha portato al progressivo abbandono della zona da parte dei pescatori determinando una forte dequalificazione dell'area.
A partire dalla seconda metà degli anni settanta, fu intrapresa una politica di forte rilancio dell'area, così i Murazzi sono diventati uno dei luoghi della movida torinese e dell’aggregazione giovanile, raggiungendo anche fama internazionale.
Il Comune ha recentemente stabilito di intitolare i tratti dei Murazzi a nord e a sud del ponte Vittorio Emanuele I rispettivamente ai cantautori torinesi Fred Buscaglione e Gipo Farassino.

image-1image-1La piscina sul Po
Nel 1855 il Comune autorizzò Guglielmo Biestra ad installare una piscina galleggiante di fronte agli attuali Murazzi: «in prossimità della steccaja dei soppressi Molini della Rocca un recinto di frascato e di usufruire l’interno del medesimo pei bagni durante l’estiva stagione, sotto l’espressa condizione che tale recinto venga coperto con tele in modo da impedire coloro che si bagnano l’essere veduti dai passeggeri diportantisi sui viali lungo il Po».
L’iniziativa ebbe grande successo ma nel 1892 una piena del Po travolse le vasche così il Comune preferì realizzare impianti balneari a terra che furono inaugurati il 22 gennaio 1893 a monte del Ponte Isabella.

Piazza Cavour - Fred Buscaglione
Ferdinando “Fred” Buscaglione conosciuto dagli amici in borgo Vanchiglia come Nando nacque il 24 novembre 1921. Da ragazzo visse nella portineria di piazza Cavour 3 dove lavorava la madre.
“Nando ‘d Piassa Cavour” era figlio di Mattia, imbianchino sceso dalle prealpi biellesi (era originario di Graglia) e di Ernesta Poggio, con diploma in pianoforte ed il pallino della musica.
Più tardi abitò in via Bava 26bis al settimo piano.
Con l’avvocato Leo Chiosso compose canzoni per l’epoca rivoluzionarie.
Muore il 3 febbraio 1960 alle 6.20 di mattina, a Roma, a 39 anni, schiantandosi con la sua Ford Thunderbird rosa salmone contro un camion.
Ai funerali, a Torino, partecipano oltre diecimila persone

 



image-1Il delitto del topinambur
Carlo Deltetto, cameriere alla trattoria del Varo di piazza Cavour, il 20 dicembre 1876 ha un diverbio col cuoco Agostino Candellone a cui ha rubato - e mangiato - un topinambur (chiamato anche tartufo bianco). La disputa riprende dopo la chiusura quando il Deltetto assale il rivale che gli rifila una ciotellata uccidendolo. Il Tribunale lo punisce solo per eccesso di legittima difesa condannandolo a un mese di carcere.

image-1image-1image-1Giardino dei Ripari “Ramparts”
Erano sopraelevati perché costruiti sui residui dei terrapieni dei Bastioni (Ramparts in francese) di S. Giovanni e S. Adelaide, scampati alle demolizioni dei francesi. Disegnati da F. Barone Concepiti come “Parco delle Rimembranze” con le effigi degli italiani più illustri.
Nel dicembre del 1871 viene demolito per lasciare il posto alla piazza Cavour che ne conserva ancora le collinette.

image-1Palazzo dello scultore
All'angolo tra via Giolitti e via delle Rosine il palazzo (del 1838) dove abitava e lavorava lo scultore Giuseppe Bogliani in via Cavour 37. Sul tetto e sulla facciata diverse sculture.

image-1Carlo di Robilant

 

 

 

Gandhi ai giardini Cavour

 

 

 

 

 

 

image-1902 - Il pittore delle battaglie
Casa Bossoli, in corso Cairoli 1 appartenne ai fratelli Edoardo e Carlo Bossoli, originari di Lugano. Carlo (1815 - 1884) pittore delle campagne risorgimentali del 1859-’60-’61, per incarico del “Times” e del principe Eugenio di Savoia Carignano, presente sui campi di battaglia, ne trasse centinaia di opere. Di Edoardo (1830-1912) famosi i paesaggi.
Di fronte, in via Giolitti 55, costruita nel 1913, la casa del pittore Giacomo Grosso (1860-1938), uno dei più famosi ritrattisti del suo tempo. In via Mazzini 52 (casa Cambiaggio costruita nel 1846) aveva lo studio Felice Casorati (1883 - 1963) vero e proprio cenacolo artistico.

 

 

905 - Generale, scienziato, ministro
Federico Luigi, conte di Menabrea (1809 - 1896) scienziato, generale, senatore per 36 anni, primo ministro (1867-1869), quindi ambasciatore a Londra e Parigi. Abitava in via San Lazzaro (via dei Mille) 15 al 2° piano.

 

 

 

 


907 - Le Sacramentine
All’angolo con via Fratelli Calandra la Chiesa di S. Francesco di Sales e il Convento delle suore Sacramentine.

image-1image-1Piazza Bodoni
Nel 1834 destinata ai macelli e al mercato dei commestibili. Il Conservatorio (1928) sorse sul terreno in cui (dal 1860 al 1920) sorgeva il mercato delle uve e dei vini, coperto da una tettoia in legno (del 1862) crollata pochi mesi dopo l’inaugurazione,
Nello scantinato uno dei due lavatoi pubblici situati in centro. L’altro era tra via Juvarra e corso Palestro dove, pagando 5 centesimi, ben 240 lavandaie potevano usare l’acqua corrente. Sabato e domenica i lavatoi erano aperti gratuitamente.

 



 


image-1image-1image-1Palazzo dei Medaglioni
Il “palazzo dei 52 Medaglioni” in piazza Bodoni, due case all’angolo con via Pomba.
Tra ogni arcata un medaglione che raffigura un personaggio illustre.
Detto anche Pantheon dei torinesi.

image-1Monumento ad Alfonso Lamarmora
La statua equestre dedicata al generale Alfonso Lamarmora (1804-1878), realizzata da Stanislao Grimaldi (1825-1903), fu inaugurata nel 1891 al centro di piazza Bodoni.

 


911 - Giuseppe Pomba
In piazza Bodoni, all’angolo con via Carlo Alberto, abitava Giuseppe Pomba (1795 -1876), tipografo, fondatore della casa editrice UTET. Assumendo il controllo della stamperia “Vedova Pomba e figli”, fondata nel 1814 (precedentemente era una libreria nata alla fine del XVIII secolo), la trasforma nell’editrice “Giuseppe Pomba” che fusa con la Tipografia Sociale di Torino, ha dato origine, nel 1854, all’Unione Tipografico-Editrice Torinese (UTET).

Tra i primi editori moderni, riferimento, sino all’Unità d’Italia, nel panorama editoriale italiano, impegnato a “creare un pubblico”, quando i lettori erano una minoranza, e ad affrontare il problema della tutela del diritto d’autore. Fondò la prima rivista illustrata “Il Mondo Illustrato”


912 - Il tempio della musica
Nel 1866 il Comune delibera la creazione di un Liceo Musicale che entrerà in funzione il 12/5/1867. La prima sede fu in corso Oporto 5 (corso Matteotti) nella società degli Asili Infantili. Fu quindi trasferito alle Torri Palatine (ex carceri del Vicariato) poi al Conservatorio.

912 - Il grande tenore
Francesco Tamagno (1850-1905) frequentò il liceo musicale, divenne i più importante tenore verdiano dell’epoca. Nell'immagine a fianco il suo mausoleo al cimitero monumentale.

 

 


914 - L’eroe ungherese
Via dei Mille 22: qui il 20 febbraio morì l’eroe dell’indipendenza ungherese Luigi Kossuth (1802-1894).

 

 

 

 

 



916 - San Massimo
Inaugurata nel 1853, nella nuova espansione di Borgo Nuovo, dedicata al primo vescovo di Torino.
Opera di Carlo Sada, il tempio neoclassico, costruito con il concorso di re Carlo Alberto, presenta molte opere di insigni artisti.
La chiesa fu colpita da due bombardamenti: il primo l’8 dicembre 1942 e il secondo il 13 luglio 1943.

Le immagini della chiesa di San Massimo

Il tempio, ad unica navata a forma di croce latina, ha una cupola a 45 metri di altezza affrescata da Paolo Emilio Morgari e ornata all’esterno di otto statue dei profeti opere di Giovanni Albertoni, Silvestro Simonetta, Giuseppe Raimondi e Giuseppe Dini. La parete absidale con San Massimo che predica ai Torinesi incitandoli a difendersi da Attila è opera di Francesco Gonin. La famiglia reale contribuì ancora ad adornare la chiesa: Carlo Alberto con le statue dei quattro evangelisti in facciata; il duca di Genova Ferdinando con il bassorilievo della Deposizione opera dello scultore ligure Salvatore Revelli.
Nell'autunno-inverno 1943-1944, grazie al parroco don Pompeo Borghezio, ospitò alcune riunioni del CLN. Durante gli anni della guerra continua incessante l'aiuto agli ebrei, ai renitenti, ai ribelli e agli oppositori del regime.

916 - Suicidio per un ritardo
Il primo febbraio, in via dei Mille 36, Giovanni Curioni (1831-1887), deputato e direttore della Scuola d’Applicazione d’Ingegneria, debilitato da febbri malariche, si sparò una rivoltellata a seguito delle feroci polemiche per il ritardo dei lavori del traforo dei Giovi.

 

 

 

 

L'avventuriero che ispirò Salgari e Giulio Verne
Paolo Solaroli di Briona (Novara 1796 – Briona,1878) generale e avventuriero visse in via Dei Mille 36.
Coinvolto nei moti del 1821 deluso e sconfitto decise di emigrare all'estero, prima a Londra poi in Egitto al servizio del viceré locale Mehmet Ali. Nel 1825 passò in India al servizio del sultanato di Sardhana quindi della begum Zeib Bool Nissa, la regnante locale.
La sua fu una vita talmente avventurosa da aver probabilmente ispirato il personaggio di Yanez a Emilio Salgari; i giornali non solo italiani parlarono molto di lui e della sua famiglia, anche per via di una lunghissima causa fra la moglie e la Compagnia delle Indie per stabilire l’entità dei risarcimenti - ingentissimi - dopo che il regno era passato all’Inghilterra. Le sue gesta nelle guerre d’Indipendenza e poi del Regno d’Italia fecero il resto.
Quando la begum morì nel 1836, il principato tornò nelle mani della Compagnia delle Indie orientali, Solaroli rimase ancora qualche anno in India al servizio degli inglesi combattendo
Nel museo di scienze naturali di Torino ci sono ancora la grande tigre impagliata e buona parte dei 440 uccelli tropicali che, debitamente imbalsamati, inviò dall’India al re Carlo Alberto annunciando il suo ritorno in Piemonte, insieme con molti altri preziosi doni.
Carlo Alberto di Savoia gli concesse il titolo di colonnello onorario e, in considerazione delle sue imprese e dei suoi legami matrimoniali regali, lo nominò barone.
Nel 1849 si distinse nella Battaglia di Novara ottenendo la fiducia dell'allora principe ereditario Vittorio Emanuele. Quando questi salì al trono incaricò proprio il Solaroli di organizzare il ritorno in patria della salma del padre dall'esilio. Continuò a seguire il sovrano come suo aiutante di campo, prendendo parte prima alla campagna del 1859 e poi, settantenne, a quella del 1866 assieme a quattro dei suoi figli ed al genero, Carlo Brascorens di Savoiroux, comandante del Saluzzo Cavalleria.
Grande amico di James Hudson, console d’Inghilterra a Torino negli anni cruciali del Risorgimento, fece parte della diplomazia personale del Re - peraltro osteggiata da Cavour - sfruttando i suoi ottimi rapporti con gli inglesi. Nel ‘48 mise a repentaglio una fortuna già enorme, soprattutto se valutata con i parametri del Piemonte, dove l’aristocrazia non era ricca come altrove, per arruolarsi nell’esercito sabaudo, armando personalmente un notevole numero di soldati. Tuttavia nel 1878, alla sua morte, l’asse ereditario rappresentava addirittura la terza fortuna di Torino.
I giornali non solo italiani parlarono molto di lui e della sua famiglia, anche per via di una lunghissima causa fra la moglie e la Compagnia delle Indie per stabilire l’entità dei risarcimenti - ingentissimi - dopo che il regno era passato all’Inghilterra. Le sue gesta nelle guerre d’Indipendenza e poi del Regno d’Italia fecero il resto: pare infatti che fu proprio Solaroli ad ispirare a Salgari la figura dell’avventuriero Yanez. Anche Jules Verne trasse da queste vicende il titolo per il suo romanzo: “Le 500 million de la Begum”.
Un suo nipote omonimo nel 1911, nel corso della Guerra di Libia, ottenne la Medaglia d'oro al valor militare, mentre un suo pronipote, Giorgio Solaroli di Briona, fu uno degli assi dell'aeronautica militare italiana durante la Seconda Guerra mondiale.

917 - La famiglia di Campana
In via Borgo Nuovo (Mazzini) i n. 37-39-41, durante il Risorgimento, erano di proprietà della famiglia dei marchesi Cordero di Pamparato da cui, nel 1919, nacque Felice (vedi: 92- Palazzo Campana).

917 - Gli amanti francesi
Nel febbraio del 1871 si celebrò un seguitissimo processo contro una coppia di francesi: Virginie Catella, cameriera si era innamorata di Dominique Rossignol, disertore, che ben presto l’aveva indotta a prostituirsi. Lei, vestita elegante con un cagnolino bianco al guinzaglio, adescava qualche malcapitato, si faceva accompagnare in un posto solitario dove lui lo assaliva a bastonate. Così morì il marchese Fantini, ritrovato nel viale del Re (corso Vittorio Emanuele II).
I due vennero arrestati in un bar di via San Filippo (Maria Vittoria) perchè in possesso di alcune banconote false, ma furono rilasciati subito in quanto francesi (in quel periodo era vitale l’alleanza con Napoleone III).
Fuggirono subito a Genova dove furono arrestati dal superpoliziotto Domenico Cappa che proseguendo nelle indagini aveva trovato nella loro abitazione alcuni oggetti inerenti alle aggressioni. Il processo destò parecchio scalpore al punto che si vendettero i biglietti per entrare in aula, pagando fino a 40 lire (150 Euro). Il dibattimento venne celebrato due anni dopo i fatti, subito dopo la sconfitta di Napoleone III a Sedan e la fine del secondo Impero, probabilmente anche per non turbare le relazioni diplomatiche con l’alleato transalpino.
Lui venne condannato a morte, lei a dieci anni. Abitavano in via Borgo Nuovo (Mazzini) 39, una zona piuttisto equivoca. Nello stesso palazzo risiedeva il bandito Nino d’l Moschin, mentre al 14 abitava la Zita, una prostituta amante del Cit’d Vanchija, uno degli ultimi briganti.

917 - San Lazzaro
Tra la cinta delle fortificazioni, fino al Po (verso est) e fino alla zona dell’attuale corso Vittorio c’erano fossati e ridotte militari, le “ridotte della Rocca (che poi diedero il nome alla via) o del Valentino”.
In questa zona c'era la chiesa di San Lazzaro (costruita nel 1777, non più esistente); si affacciava sulla via omonima (via Dei Mille).
Accanto alla chiesa il cimitero di San Lazzaro (o Della Rocca) in funzione fino al 1829 (quando aprirono il nuovo cimitero generale) trasformato poi in Ospedale sifilopatico detto “Lazzaretto”. Al di là del ponte sul Po si aprivano la strada per Piacenza (corso Moncalieri) e la strada per Casale (via Monferrato).

 

918 - Ballo dei pescatori
A seguito di un voto di una famiglia di pescatori il giorno di San Giacomo (25 luglio) dal 500 fino alla fine dell’800 si celebrava la festa del borgo Rubatto (tra gli attuali ponti Umberto e Isabella).
Nella chiesa di San Lazzaro, venivano benedetti 20 pesci vivi, contraddistinti da nastrini, poi gettati nel fiume. I pescatori si tuffavano e, a mani nude, cercavano di prenderli. Il primo a riuscirci era il re della festa e del ballo.

918 - La casa del Ministro
Giovanni Lanza (1810 - 1882) Ministro dell’Istruzione, Presidente della Camera dei Deputati e Ministro dell’Interno. Abitava in Borgo Nuovo (Mazzini) al 51 piano 3°.

 

 

 

 

 


image-1918 - Garibaldi organizza i Cacciatori
Al n.31 di via dei Mille, nella villa Levi, nel 1859 abitò Giuseppe Garibaldi (1807-1882) per organizzare i Cacciatori delle Alpi. Qui lo raggiunse l’appassionata Maria Espérance von Schwartz (autrice con lo pseudonimo di Elpis Melena, Speranza Nera, di una versione autorizzata delle Memorie dell’Eroe) con cui ebbe una intensa relazione.
Nel 1887 in corso Cairoli, venne inaugurato il monumento celebrativo all’Eroe dei Due Mondi.
Al 30 della stessa via abitò un altro patriota: Pier Fortunato Calvi (1817-1855).

 

Palazzo Priotti

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Carlo Ceppi progettò Casa Priotti nel 1900, un palazzo misto, destinato a negozi al piano terreno e ad abitazioni di lusso nei piani soprastanti. L’architetto fuse gli elementi liberty, tanto amati a cavallo tra i due secoli, allo stile floreale rococò caro al Ceppi. L’edificio è un susseguirsi di decorazioni, stucchi e addobbi che rendono la facciata piacevolmente pomposa.
Il palazzo determina la fine del percorso porticato progettato dall’architetto Carlo Promis che coinvolge tutti gli edifici intorno a Porta Nuova.

 

Vedi le immagini di Palazzo Priotti

 

 

image-1Cinema Ambrosio
Nel 1913, l’architetto Vittorio Eugenio Ballatore di Rosana progetta all’interno di casa Priotti, in corso Vittorio Emanuele 52, la sala cinematografica e tea-room Ambrosio, anch’esso massimo esempio del Liberty torinese, rimodernato nel 1986 e riconfigurato con tre sale diverse nel 1992.

 


image-1919 - Il più grande cinema d’Italia
Nel 1825 l’architetto Lombardi costruisce una villa con giardino, venduta nel 1841 a Vittorio Seyssel d’Aix, ciambellano di corte.
Nel 1926 fu acquistata dalla Fiat che, al posto del giardino, edificò il grande palazzo d’angolo tra corso Vittorio Emanuele e via Carlo Alberto. Nel 1927 venne costruito il cinema Palazzo, poi Corso. Con 3000 posti era il più grande cinema italiano. Rinominato Corso, fu distrutto da un incendio nel 1980. Ora è sede di una banca



919 - Il covo del Cit
Nel solaio del Teatro Nazionale, in piazza Bodoni, il covo della banda di giovani ladri del cit d’le Tour.

image-1image-1919 - Un grande sindaco
Al numero 44 di corso Vittorio Emanuele il palazzo della famiglia Rossi di Montelera, costruito nel 1877, che vanta uno dei migliori sindaci della città: Teofilo Rossi di Montelera (1865-1927).

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Detto anche “il sindaco della Grande Esposizione”, Teofilo Rossi di Montelera era anche socio dell’azienda produttrice di vini e vermouth Martini & Rossi che dal 1887 ebbe la sua sede proprio in questo palazzo.

 



919 - Un salotto rivoluzionario
Giuditta Bellerio figlia del barone Andrea, sposò giovanissima Giovanni Sidoli, patriota di Montecchio che seguì in esilio nel 1821. Vedova nel 1828, pochi anni dopo conobbe Giuseppe Mazzini con il quale instaurò un forte legame sentimentale.
Trasferitasi definitivamente in via Borgo Nuovo (Mazzini) 20, sul finire del 1852, diede vita ad un salotto politico frequentato dalle maggiori personalità risorgimentali.tubercolosi e, i
Il 28 marzo 1871, morì di tubercolosi, dopo aver rifiutato i sacramenti religiosi, coerentemente con la sua dichiarazione di “credere liberamente nel Dio degli esuli e dei vinti, non in quello imposto dalla Chiesa”.

 

 

 

 



921 - Protezione animali
Il 1 aprile 1871 Giuseppe Garibaldi, sollecitato dalla nobildonna inglese, lady Anna Winter incaricò il suo medico, Timoteo Riboli, colonnello dei Mille che aveva lo studio in città, di costituire una Società per la Protezione degli Animali, annoverando la signora Winter e Garibaldi come fondatori e presidenti onorari.
Nasceva così la Società Reale per la Protezione degli Animali, con un ufficio provvisorio in città, al primo piano di via Accademia Albertina 29.

image-1921 - La banda dei commessi
Il 17 gennaio 1858 il portinaio di via Borgo Nuovo (l'attuale via Mazzini) 25 sente delle urla provenire dall'appartamentodi Agostino Vignetta. Cerca di entrare scalando una finestra, ma la porta è sbarrata. Nel mentre arriva il proprietario che apre, il portinaio si trova davanti un individuo armato di coltello, ma riesce a immobilizzarlo. Si tratta di Matteo Bussi, un commesso di vent'anni, che ha appena ferito a morte Carlo Vignetta, il figlio del proprietario. Le indagini portano poi all'arresto di altri due giovani commessi: Alessandro Minoli e Antonio Accossato che il Bussi denuncia come complici del tentativo di derubare la famiglia Vignetta. Lo scalpore è enorme: la sentenza del tribunale, nell'aprile del 1858, condanna a morte Bussi e Minoli (sentenza eseguita il 13 luglio) ea vent'anni di lavori forzati l'Accossato.

image-1Pensionato per studenti
In corso Vittorio Emanuele 22 aveva sede il Pensionato Piemontese per Studenti che venne danneggiato dalle bombe della seconda guerra mondiale.

 

 


image-1923 - La casa dei mostri
Il palazzo di via Mazzini 48, angolo via Fratelli Calandra

 

 

 

 

image-1image-1923 - Le Nuove del Valentino
Voluto dall’industriale Riccardo Gualino (1879-1964) il palazzo di corso Vittorio Emanuele 8 (1928), dove sorgeva villa Gallenga, venne ribattezzato “le Nove d’l Valenti” per le inferriate delle finestre al piano terra. Progettata da Gino Levi Montalcini (1902-1974) fratello maggiore del premio Nobel Rita Levi Montalcini (nata a Torino il 22 aprile 1909).



image-1923 - La Città Nuova
In corso Vittorio Emanuele 8 aveva sede la redazione del quindicinale di Architettura “La Città Nuova” diretto da Fillia (Luigi Colombo 1904 – 1936), uno degli esponenti più significativi del movimento futurista.

 

 

 

 

 

 

Riccardo Gualino
Riccardo Gualino, industriale, nato a Biella nel 1879, morto a Firenze nel 1964. Laureato in Giurisprudenza, si dedicò al commercio dei legnami con imponenti opere di disboscamento in Romania e fondò l’Unione Italiana Cementi.
Si sposò nel 1907 con sua cugina Cesarina Gurgo Salice ed ebbe due figli, Listvinia e Renato.
Tra il 1911 e il 1914 investì enormi capitali nella speculazione edilizia a Pietroburgo e, nell’immediato dopoguerra, nei trasporti di carbone tra Italia e Stati Uniti. Noleggiò e costruì flotte negli Stati Uniti, fondando a Torino la Snia (Società di Navigazione Italo Americana) che poi trasformò in Snia-Viscosa.
Ebbe un ruolo importante nella fondazione della Fiat, di cui fu presidente.
Creò altre imprese nel campo della chimica (Rumianca), del cioccolato (Unica) e della cinematografia (Lux Film).

Mecenate e amante delle arti, amico di Lionello Venturi sotto la cui guida raccolse una superlativa collezione d’arte, che donò poi alla città. Con la moglie promosse varie forme d’arte contemporanea fondando negli anni venti un teatro d’avanguardia, realtà unica per l’Italia del tempo.
Osteggiato dal fascismo fu inviato al confino a Lipari, nel 1931, con l’accusa di bancarotta fraudolenta e la confisca di tutti i beni. Durante la guerra scrisse le sue memorie (Frammenti di vita, 1931) e tre romanzi.
Negli anni successivi, interdetto a esercitare cariche amministrative, visse tra Parigi, Roma e Firenze.
La moglie, valente pittrice, gli sopravvisse 28 anni morendo a Roma nel 1992 all’età di 102 anni.

924 - La sede delle squadre fasciste
In questo isolato di corso Cairoli, negli anni 20, si trovava la sede del Fascio cittadino e delle squadre d'azione capeggiate da Piero Brandimarte. Da qui scattò la vendetta per i fatti della notte di domenica 17 dicembre 1922 alla barriera di Nizza, tra corso Spezia e Via Nizza, quando in uno scontro a fuoco restarono ferite quattro persone, due delle quali moriranno nel giro di poche ore. Le vittime furono Giuseppe Dresda, ferroviere ventisettenne e Lucio Bazzani, studente di ingegneria di 22 anni, entrambi militanti fascisti.
La ritorsione portò alla morte di 14 uomini ed a 26 feriti, mentre vennero date alle fiamme l'edifico della Camera del Lavoro, il circolo anarchico dei ferrovieri, il Circolo Carlo Marx e devastata la sede del giornale L'Ordine Nuovo.