Atlante di Torino

.. un bandito piemontese del Seicento,
ribelle alle prepotenze ed ai soprusi dei nobili che mortificavano e umiliavano il popolo
e dal popolo guardato con simpatia” (Andrea Viglongo)


Il bandito gentiluomo
Sebastiano Contrario è realmente esistito, lo si trova citato nel Memoriale o Diario autografo del duca Carlo Emanuele II (1668-1672) che lo definisce “suddito bandito catalogato” del Piemonte, protagonista di una scorreria nei territori genovesi, come come risulta in un Manifesto diretto alla popolazione dei paesi occupati dalle truppe piemontesi (15 giugno 1672).

Sebastiano - Bastian - Contrario anche se di umili natali era il più affascinante maresciallo dei corazzieri (reggimento Guardie) di Madama Reale. Cadde in disgrazia per il duello con il nobile fratello della sua amata e si diede alla macchia con un gruppo di compagni che più volte beffarono le forze dell'ordine.

Visto il lavorio sotterraneo di intrighi che accompagnò le operazioni militari della guerra del Ducato di Savoia per impadronirsi della Repubblica di Genova, è possibile ipotizzare che le scorrerie del bandito “catalogato” piemontese Sebastiano Contrario avessero scopi provocatori, oppure coprissero qualche manovra militare contro i "turchini" di Genova.

 

 

Luigi Gramegna intorno al 1925 scrisse un breve romanzo, con il suo tipico stile di rievocazione storica, intitolato: “Bastian Contrario. Romanzo storico. 1665-72. Un bandito piemontese del XVII secolo”.

L’autore, che solitamente racconta con passione le memorie sabaude, in questo caso è molto critico nei confronti della guerra condotta contro Genova da Carlo Emanuele II.
Gramegna racconta appunto la disastrosa campagna militare del 1672.
Il romanzo mescola spunti di fantasia in un contesto storico corretto: nel 1665 Sebastiano Contrario, detto bel Bastiano, ventiquattrenne maresciallo dei corazzieri ducali, uccide dopo una grave provocazione Ugo di Valgemma, fratello di Lidia, una nobile che il borghese Bastiano, nonostante la differenza di classe, ama riamato.
Dopo il delitto, Bastiano diventa capo di una gruppo di banditi-gentiluomini e come un novello Robin Hood compie imprese che gli attirano la simpatia popolare.
Travestito compie furti clamorosi (anche nella Reggia di Venaria) ridicolizzando la polizia. In incognito sul letto di morte della madre, assistita proprio da Lidia di Valgemma, fattasi suora, Bastiano promette di costituirsi accettando la sicura condanna e il patibolo. Ma con l’appoggio di Lidia, Bastiano offre i suoi servigi, per la guerra contro Genova.
Così Bastiano, con la sua banda rinforzata da altri malfattori liberati dalle prigioni, forma un vero e proprio corpo di spedizione. Lo stesso aveva fatto la Repubblica di Genova, aprendo le carceri, arruolando banditi e reclutando in Corsica numerosi volontari dal passato non certo limpido.
Nonostante numerosi atti di eroismo e agli astuti stratagemmi di Bastiano, si giunge alla disfatta di Castelvecchio di Rocca Barbena (SV) dove di perdono le tracce del bel Bastiano.
Sulla sua fine si intrecciano varie leggenda, quella citata dal Gramegna racconta che il suo cadavere sia stato ritrovato in un burrone, con una ciocca di capelli di Lidia stretta fra le dita, anche se - probabilmente- perse la vita nell'immane esplosione della polveriera di Castelvecchio.

Il modo di dire piemontese e anche italiano “Bastian Contrario”, usato per indicare chi contraddice per partito preso, non deriva la sua diffusione da questo libro ma da una fortunata commedia del teatro dialettale torinese.

Nel suo Dizionario moderno (1905) Alfredo Panzini ricorda la leggenda di un Bastiano Contrari "bandito e morto impiccato, il quale solamente in virtù del cognome diede origine al motto".
A Castelvecchio di Rocca Barbena (SV), invece, si ricorda un mercenario chiamato Bastian Contrario, non impiccato ma morto in battaglia.
C'è anche chi ha identificato Bastian Contrario (in piemontese Bastian Contrari) nel Conte di San Sebastiano, che nella battaglia dell'Assietta (1747) fu il solo a disobbedire all'ordine di ripiegare sulla seconda linea. Il gesto del Conte e dei pochi fedeli granatieri da lui comandati determinò l'esito favorevole del la battaglia contro l'esercito franco-ispanico.
L'episodio ha ispirato anche un altro detto tipico riferito alla popolazione piemontese, quello di bogia nen!: l'espressione significa letteralmente "non muoverti!" e col tempo è diventato sinonimo di caparbietà (in senso positivo) o di passività (in senso negativo) a seconda dei contesti.

Con il diffondersi di questo modo di dire c'è stato pure chi ha voluto affibbiarne la paternità, in funzione della loro provenienza geografica, ad altri personaggi dal carattere difficile, come Sebastiano Venier (1946-1577) comandante di mare delle forze veneziane durante la battaglia di Lepanto; chiamato per l’appunto Bastian, oppure il pittore fiorentino Bastiano da San Gallo.