Atlante di Torino




image-1Una scintilla innesca l'incendio
Alle 11.45 del 26 aprile 1852 una scintilla scatena un incendio nel laboratorio della Polveriera che dal 1585 opera in Borgo Dora, già allora quartiere popolare che ospitava circa 24.000 abitanti.

Le fiamme attaccano un magazzino adiacente contenente polvere “da caccia” e subito dopo un altro con polvere "da mina" innescando una tremenda esplosione udita a chilometri di distanza.

 

 

image-1L'esplosione devastante
E’ un disastro, la fabbrica salta in aria scuotendo tutta la città in un’ecatombe di vetri, polvere e sangue, il tutto avvolto da una densa nuvola di fumo.

Ma il peggio potrebbe ancora avvenire: vicino al fuoco innescato dall’esplosione c’è un altro magazzino, il più grande, con ben 40.000 chilogrammi di polveri da sparo.
Se il fuoco arriva fin lì tutta la città potrebbe saltare in aria. Per fortuna interviene un coraggioso del "furiere polverista" Paolo Sacchi (Voghera, 8 maggio 1807 – Torino, 26 maggio 1884) capo degli operai della fabbrica.
Incurante del pericolo entra nel magazzino, spegne un primo focolare, poi copre i barili di polvere con coperte impregnate d'acqua.
Per aiutarlo arrivano militari e pompieri che spengono tutti gli incendi mentre i soldati svuotano il magazzino.

 


image-1L’allerta dura diverse ore e oltre cento famiglie del Borgo devono evacuare.
Arriva anche il Re Vittorio Emanuele II con il Presidente del Governo Massimo D'Azeglio e l'atto di eroismo di Sacchi viene subito premiato: il Re promuove immediatamente Sacchi a luogotenente d'artiglieria (prima era sergente).

Il bilancio finale è di venti morti e diciannove feriti, tre dei quali deceduti in ospedale. Gravissimi anche i danni materiali: tutte le abitazioni del Borgo sono danneggiate, le più vicine sono state completamente distrutte.

image-1Paolo Sacchi è salutato come il vero eroe salvatore di Torino, anche se lui attribuisce ogni merito alla protezione della Madonna Consolata.
Viene decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare, il Comune gli attribuisce una pensione di 1.200 lire e, caso unico, gli viene intitolata una via mentre è ancora in vita.

Si tratta appunto dell’attuale via Sacchi.

 

image-1Di animo molto pio e devoto, Sacchi rimase umile nonostante tutti i riconoscimenti, continuando ad attribuire il merito all'ispirazione della Madonna della Consolata. Da quel giorno, infatti, e per tutta la vita servì Messa ogni mattina presso il Santuario della Consolata.

 

 

 

 

 



 

image-1L’anno successivo al suo decesso, nel 1886, fu deliberata dal Comune con l’approvazione del Ministero della Guerra la realizzazione di una lapide in bronzo che venne affissa sul fronte principale dell’Arsenale.
L’Arsenale venne demilitarizzato nel XX secolo, ma la lapide in ricordo dell’azione fu mantenuta.

 

Oltre ai riconoscimenti per Sacchi vennero attribuite numerose Medaglie d'argento al Valor Militare, di cui una al Carabiniere Angeto Rua.
Altre persone che si sono distinte nell'opera di soccorso sono premiate con Medaglia al valor civile, istituita di recente dal Re.

 



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