Atlante di Torino


 

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verso est (Z) Arsenale verso nord (Q) verso est (Z)

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image-1image-1image-169 - Arsenale
Sorge sul terreno dove, ai tempi dei romani, c’era un teatro.
Più tardi ospitò il Cimitero Ebraico, spostato, nel 1706, in via delle Rosine (dove rimase fino al 1722) e poi (fino al 1867) in Borgo Vanchiglia.


image-1image-1In quest’area sorgeva l’ex Chiesa di S. Sebastiano
Il palazzo, già sede di uno degli arsenali d’artiglieria più celebri d’Europa, è ora adibito a Scuola di Applicazione d’Arma.

 

 


Nel vasto cortile, la cui costruzione fu avviata da Carlo Emanuele II e poi continuata da Carlo Emanuele III dal 1738, Carlo Alberto fece collocare un monumento in bronzo alla memoria di Pietro Micca.
Dall’Arsenale dipendevano tutti gli stabilimenti dove si produceva materiale da guerra e adibiti all’istruzione degli artiglieri: il Laboratorio chimico - metallurgico, il Gabinetto mineralogico, il Gabinetto di Fisica, con più di 600 macchine, istituito nel 1814 per l’istruzione dei cadetti d’artiglieria, e la Biblioteca di opere militari, fondata da Carlo Felice nel 1822, il Laboratorio di costruzione in legno e in ferro e la Fonderia di cannoni con annessa la sala dei modelli, creata nel 1828.
Dipendevano inoltre dall’Arsenale il laboratorio detto “dei bombardieri” e la fabbrica d’armi sorta fuori delle mura, nella zona di Valdocco, e la regia fabbrica di polveri in Borgo Dora.
L’Arsenale ricoprì una notevole importanza, nel periodo pre - industriale, per la cultura scientifica e tecnologica, l’attività economica e la formazione di manodopera qualificata.
A sinistra bandiera del’artiglieria sabauda del 1744; a fianco uniforme di artigliere del 1732.

image-1image-1Il faro della cultura italiana
L’editrice Einaudi venne fondata nel 1933 da alcuni allievi del liceo D’Azeglio ispirati dal professore Augusto Monti, che li aveva educati ai valori della cultura, della libertà e dell’impegno civile.
Intorno al più giovane, Giulio Einaudi (1912), si erano raccolti Leone Ginzburg (1909), Massimo Mila (1910), Norberto Bobbio (1909), Cesare Pavese (1908), affiancati successivamente da altri come Natalia Ginzburg (moglie di Leone) e Giaime Pintor. Fino al 1961 Italo Calvino guiderà l’ufficio stampa. Giulio Einaudi era l’anima imprenditoriale, mentre Leone Ginzburg fu, di fatto, il primo direttore editoriale. Vicino all’eredità gobettiana e al liberalismo radicale, Ginzburg intendeva tutte le sue attività (lo studioso, l’editore, il traduttore, il militante politico) come una missione.
L’Einaudi aveva sede in via Biancamano 1. Qui nacque anche il sodalizio letterario tra Fruttero e Lucentini.
Durante il Fascismo il palazzo che si affaccia su corso Re Umberto, costruito nel 1929, era sede dell’Istituto Residenziale Case Economiche e aveva scolpita una grande scritta “Ordo Restaurationis, Restauratio ordinis”.

81 – Vieni avanti cretino….
Il 25 maggio 1948 improvvisamente muore nel camerino del cinema-teatro Reposi, dove aveva appena finito di recitare, il noto attore comico Giorgio De Rege che col fratello Guido (foto a sinistra) creò la famosa gag, poi ripresa da Walter Chiari e dal torinese Carlo Campanini (foto a destra).

 

 

 

image-181 - Catturato “Faccia d’Angelo”
Il 12 novembre 1994 davanti al portone di via XX Settembre 16 viene arrestato Felice Maniero, boss della mala del Brenta. Dopo l’ennesima rocambolesca fuga dal carcere di massima sicurezza di Padova, Maniero si era nascosto a Torino affittando un appartamento nella casa davanti alla quale è stato catturato. Uno dei più pericolosi malviventi di quel periodo, già condannato a 33 anni di carcere, si spacciava per architetto e viveva dispendiosamente (prima dell'arresto aveva appena acquistato vestiti per mezzo milione di lire) insieme alla sua compagna Mara Bisello.




81 – Benedetto Croce
In via XX Settembre angolo c.Matteotti, dove ora c’è il cinema Reposi, negli anni 20, risiedeva Bemedetto Croce durante i suoi soggiorni torinesi, presso suo cognato Oreste Rossi.

 

 

 

 

 



image-181 - Il Sociale
Nella seconda metà del XIX secolo i Gesuiti decisero di riaprire un collegio a Torino, grazie alla maggior tolleranza della legge Casati per l’istruzione, che permetteva l’esistenza di istituti privati dopo una lunga fase di accesa politica anticlericale.
Padre Luigi di San Marzano, incaricato della trattativa dal suo Superiore Provinciale, pensò di rilevare un istituto privato che era stato fondato tempo prima da un sodalizio di professori: questi, essendo tutti soci nella proprietà, avevano chiamato “Sociale” il loro istituto. Quando la proprietà passò dalle loro mani a quelle dei religiosi, il nome non venne cambiato.
I Padri Gesuiti avviarono, nell’anno 1881-1882, la loro missione educativa in quell’istituto, che ancora oggi porta il nome voluto dai precedenti gestori, perchè in perfetta sintonia con uno degli aspetti fondamentali della pedagogia di Sant’Ignazio, fondatore dell’ordine: il servizio agli altri. La sede rimase nel luogo originario, in Via Arcivescovado, fino al 1964.
I locali però erano solo in parte quelli originari, perchè l’edificio, più volte ristrutturato, fu seriamente danneggiato durante l’ ultima guerra mondiale. Con il passare degli anni e il dilatarsi delle attività il trasferimento si rese necessario per carenze di spazio all’interno e soprattutto per la scarsità di aree all’aperto.
Dopo un periodo a “Villa Tesoriera” (1964-1975), l’Istituto si è trasferito nell’attuale sede di Corso Siracusa, in zona San Paolo, che comprende i locali ad uso propriamente scolastico, gli impianti e gli spazi destinati alle attività sportive e ricreative, la residenza dei Padri.


image-181 - “Ordine Nuovo” di Gramsci
Settimanale fondato in via Arsenale il 1° maggio 1919 da Antonio Gramsci (1891-1937), insieme ad alcuni giovani intellettuali socialisti dell’ambiente torinese: Palmiro Togliatti, Angelo Tasca e Umberto Terracini.
Propugnava il suo programma di rinnovamento sociale e proletario.


81 La Visitazione ospita il grande liutaio
Precedentemente c’era una scuderia, poi una cappella e dal 1660 la chiesa attuale. Durante l’occupazione napoleonica fu requisita per utilizzarla come magazzino militare.
Nell’annesso convento visse, dal 1820, Giovanni Francesco Pressenda (1777-1854) il liutaio più importante d’Europa nel suo tempo. Per la sua abilità è stato paragonato a Stradivarius: usò una vernice rosso-arancione che diede ai suoi violini una sonorità unica ed eccezionale.I suoi strumenti sono ricercati sia per le qualità sonore che estetiche.

 

 

 

 



 


image-1image-1Crocicchio dei Conventi
L’incrocio tra via XX Settembre e via Arcivescovado era denominato Crocicchio dei Conventi in quanto ai quattro cantoni si fronteggiavano:
* il Monastero della Visitazione (1638) nell’isola di San Francesco di Sales (81)
* il ritiro di Clausura delle Convertite di Santa Maria Maddalena o del Crocefisso (1757) nell’isola omonima (93)
* il ritiro della Provvidenza (1752) nell’isola di S. Elisabetta (80). Sempre in quest’isola, ma con accesso dalla parte opposta, sulla contrada delle Cappuccine (via Alfieri) il convento delle Cappuccine (1624)
* il convento degli Agostiniani (1620) con annesso giardino, nell’isola di S. Carlo (92).

81 - Visitazione
La chiesa venne progettata da Francesco Lanfranchi (1600?-1669?) architetto di corte.
Sul portale della piccola facciata con frontone triangolare ed ornata di stucchi, la dedica celebrativa a San Francesco di Sales (1567-1622).

Il monastero della Visitazione venne fondato il 21 novembre 1638, dove si trovano due case e una scuderia, destinata a divenire la Cappella.

La Peregrinazione delle monache
La Rivoluzione francese espropriò il monastero e, dal 1802 al 1824, le monache si dispersero in case private. Con la Restaurazione le monache non poterono rientrare, perché l'edificio era stato ceduto ceduto ai Padri della Missione San Vincenzo de' Paoli.
Alcune di esse ottengono da Carlo Felice l'antico monastero delle Clarisse, situato presso il Santuario della Consolata, con la chiesa di Bernardo Vittone, del 1745.
Nel 1824 la piccola comunità "delle superstiti" può riaprire le porte della clausura per accogliere, come prima novizia, Francesca Delfina, sorella di Silvio Pellico, seguita ben presto da numerose compagne, tra le quali la sorella maggiore del Beato Francesco Faà di Bruno.
Dopo circa ottant'anni, vari avvenimenti politici obbligano le Sorelle a un nuovo esodo e, questa volta, in un proprio monastero il cui terreno, acquistato dai Conti San Martino della Motta lungo la strada per la Francia (Corso Francia) in località Parella, viene acquistato - in forma privata - da cinque suore della comunità, a causa delle restrizioni sui beni ecclesiastici imposte delle Leggi Siccardi, che impediscono al monastero di essere proprietario.
Tra il 1871 e il 1904 viene costruito il tanto desiderato monastero, circondato da un vasto terreno agricolo e protetto da alte mura.
Resta ancora un tratto (dietro la scuola media Dante Alighieri) dell'alto muro di cinta di mattoni che, all'origine, circondava il monastero delimitandone il perimetro. Nel punto in cui incrocia l'attuale Corso Telesio, il muro è stato mozzato irregolarmente, per cui sono evidenti, ancora oggi, le sbrecciature del taglio.
Il monastero, alle spalle della chiesa, è un grande quadrilatero, tutto porticato, nel quale si aprono circa sessanta camere singole ove dimorano le suore. Ci sono anche la fattoria e le stalle, le scuderie, l'orto ed i giardini. Il monastero è preparato anche per accogliere per lunghi periodi di ritiro i principi sabaudi, nel relativo appartamento.
Sempre lungo questa strada, nel 1715 venne costruita Villa Sartirana (l'attuale Tesoriera).
Nel 1905 la chiesa viene benedetta ed aperta al pubblico ma durante la Prima Guerra Mondiale, parte del monastero viene requisito e adibito a caserma. Liberato il monastero dai militari, il 28 ottobre 1938, la chiesa riconsacrata dal Cardinal Maurilio Fossati è restituita al culto.
Il nuovo piano urbano e la costruzione di alti palazzi intorno al monastero, nel 1964, costringono le monache a pensare ad un nuovo esodo.
Questa volta il luogo scelto è sulla collina di Moncalieri, silenzioso, in mezzo al verde e soleggiato. La costruzione è progettata dall'Architetto Ottorino Aloisio.
Nel 1970 la comunità intera si trasferisce a Moncalieri, non distante dal Castello Reale.
Il monastero, alienato, viene demolito, ma si salva la chiesa con la cancellata antistante e il vialetto che porta a Corso Francia.
Il 9 febbraio 1970 la chiesa viene consegnata all'Opera Torino Chiese ed il 1° novembre 1971, a nome del Cardinal Pellegrino, Mons. Maritano dà inizio alla Comunità Parrocchiale "La Visitazione".

Vedi le immagini della Chiesa della Visitazione

81 - La Visitazione ospita il grande liutaio
Dove c'è la chiesa della Visitazione, precedentemente c’era una scuderia, poi una cappella e dal 1660 la chiesa attuale. Durante l’occupazione napoleonica fu requisita per utilizzarla come magazzino militare.
Nell’annesso convento visse, dal 1820, Giovanni Francesco Pressenda (1777-1854) il liutaio più importante d’Europa nel suo tempo.

Per la sua abilità è stato paragonato a Stradivarius: usò una vernice rosso-arancione che diede ai suoi violini una sonorità unica ed eccezionale.
I suoi strumenti sono ricercati sia per le qualità sonore che estetiche.

 

 

 



La tampa dël pericol
Prima della seconda guerra mondiale, negli scantinati del Monasteroaveva sede la "Crota Palùc", una piole molto frequentata nonostante la difficoltà di access causato da una scala ripidissima e sdrucciolevole che rendeva problematica soprattutto la risalita dopo abbondanti libagioni. Proprio per questo il locale era conosciuto anche come "la tampa dël pericol".

Il duplice assassinio della Visitazione
Nel caffè davanti alla chiesa della Visitazione, al crocicchio dei conventi, nel 1953 avvenne un duplice omicidio che sfociò in un seguitissimo processo che vide protagonista, come imputata, Stella Susini.
A seguito di una relazione col proprietario Giovanni Lisic, la Susini entrò nel locale chiedendo la restituzione di 700.000 lire (circa 9.500 Euro) che aveva prestato all’ex amante.
Ricevuto un diniego estrae una delle due pistole che aveva nella borsa e spara prima a lui, poi alla figlia Carmen che era alla cassa (e si salverà).
Fu condannata a 30 anni, ridotti poi a 23.

image-1Bagni Provvidenza
Erano in via XX Settembre 5-7 (occupavano l'isolato fino a corso Oporto (l'attuale corso Matteotti) con ingressi anche in via Volta 8). Si trattava di uno degli stabilimenti più lussuosi in città.



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